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ITINERARIO ALPINISTICO NEL GRUPPO DELL' ADAMELLO

di Nebuloni Tiziano

LA GUERRA IN ADAMELLO

La zona che comprende il Gruppo dell'Adamello, confinante con l'Impero austro-ungarico dall'anno 1861, divenne terreno di battaglia durante la prima guerra mondiale.
Fra queste montagne gli eserciti condussero delle operazioni stupefacenti, sia di carattere militare che logistico e combatterono aspre battaglie al limite della sopravvivenza umana.
All'inizio della guerra, il confine era presidiato dal 3° corpo d'armata italiano e dal "gruppo Tirolo" austriaco. Gli Alpini si trovavano al rifugio Garibaldi per controllare la zona di confine che andava dai Passi del Venerocolo fino all'Adamello, mentre altri soldati erano dislocati al Passo del Tonale.
Gli austriaci avevano come base il rifugio Mandrone ed erano ben trincerati al passo Paradiso e nella conca del Presena. Da queste posizioni e tramite una strada in Val di Sole, che collegava i forti dislocati nelle vicinanze, controllavano la Val Camonica fino a Vezza d'Oglio.
Nel giugno 1915 gli Alpini tentarono con l'aggiramento dal passo Maroccaro di sorprendere gli avversari nella conca del Presena, ma furono respinti con gravi perdite. Anche gli austriaci tentarono, senza però gran convincimento, una sortita verso i passi Brizio, Garibaldi e Venerocolo ma furono respinti.
Gli italiani riuscirono nella conquista di cima Payer, di passo Lagoscuro e della punta del Castellaccio in un altro tentativo fallito per la conquista della conca del Presena.
Quello che successe nel 1916 è invece considerata dagli storici la vera "Battaglia dei Ghiacciai". I passi del Lares, di Cavento e le creste del Dosson di Genova-Cresta Croce e Monte Fumo, trovati vuoti da esploratori italiani nel mese di marzo, venivano invece occupati dagli austriaci nei mesi seguenti. Gli Alpini che speravano di poter conquistare queste zone pacificamente si resero conto che questo non sarebbe più stato possibile.
Partiti nella notte del 27 aprile, gli Alpini investirono con quattro colonne di assalto la linea Lobbia Alta-Monte Fumo e ovunque, seppur dopo una grande resistenza austriaca, conquistarono gli obiettivi prefissati.
Il 27 aprile arrivò al passo Venerocolo, dopo molte peripezie, il cannone 149G, detto l'ippopotamo che, messo in postazione, dopo pochi giorni distrusse un pezzo simile del nemico, detto "Giorgio" appostato sopra il rifugio Mandrone. L'ippopotamo fu poi trasportato nel 1918, con grande fatica fino a Cresta Croce dove è collocato tutt'ora.


Il 149G detto "Ippopotamo" oggi.

Negli stessi spari rimase distrutta in maniera definitiva anche la famosa capanna Lipsia costruita dagli alpinisti di questa città, che sorgeva di fronte al vecchio rifugio Mandrone, ora centro glaciologico Trentino "Julius Payer" di propietà della S.A.T. (Società Alpina Tridentina).
In seguito furono attaccati, il 29 Aprile, tutti i passi e le cime della linea sucessiva, che è quella che va dal Crozzon di Folgorida al Corno di Cavento, riuscendo in più tentativi nella definitiva conquista di questi avamposti. Fu preso, nello stesso periodo, anche il rifugio Mandrone, importante base logistica degli avversari.
Una nota a parte merita la battaglia sul Corno di Cavento che vide i due eserciti impegnati nella difesa e nella conquista alternata dello stesso. Infatti la cima della montagna venne presa solamente un anno dopo e precisamente il 15 giugno 1917, con un operazione studiata fin nei minimi dettagli.
Gli italiani, divisi in tre compagnie accerchiarono il nemico, isolandolo dalle postazioni sulla linea Pozzoni-Carè Alto. Gli Alpini sgusciarono, dai passi di Lares e di Cavento e dalle temibili creste Nord e Sud-Ovest, della montagna e dopo un aspro ma breve combattimento, conquistarono la cima. L'operazione ebbe un grande successo.

Per permettere agli Alpini di sopravvivere a queste quote, furono eseguiti dei lavori che hanno dell' incredibile, come la lunga galleria che passando nel ghiacciaio collegava il Passo Garibaldi al Passo della Lobbia, lunga quasi 5 chilometri. Furono costruite numerose baracche sui ghiacciai, che erano collegate alle valli sottostanti tramite una rete incredibile di teleferiche. Vennero adirittura usati molti cani per mantenere i collegamenti tra i comandi e le postazioni avanzate.

Dopo l'arretramento del fronte a seguito della battaglia di Caporetto, gli Italiani tentarono di conquistare le postazioni sopra il Passo del Tonale. Fu una lunga operazione che riuscì in maniera completa, a parte la quota 2432 ai Monticelli, ma con la perdita di moltissime vite umane. Il passo del Tonale e l' alta Val Camonica dopo questa operazione non furono più oggetto di controllo del nemico.
Il mese di Maggio del 1918, gli Austriaci tentarono , con "l' operazione valanga", di riconquistare le postazioni perdute e con un definitivo sforzo di scendere a Ponte di Legno. Da lì pensavano poi di poter arrivare fino a Edolo e quindi da quì, alla Pianura Padana. Ma purtroppo, per l' esercito austriaco l' attacco si rivelò ovunque vano e le perdite furono tantissime.
Ritornò invece di scena il Corno di Cavento il 15 Giugno con un attacco, che ha dell' incredibile, vista la sua realizzazione.
Scavata una galleria che attraversava tutta la Vedretta di Lares, gli austriaci attesero vicino all'uscita, nascosta da un sottile strato di ghiaccio, il momento propizio per l'attacco. Con un gran balzo riuscirono a sorprendere gli italiani che non ebbero quasi il tempo di capire cosa stesse succedendo.

Dopo un mese, comunque, gli italiani riconquistarono la montagna in maniera definitiva e la difesero fino alla fine delle ostilità.
Purtroppo i comandi italiani, senza ascoltare il parere degli ufficiali in prima linea, ordinarono nel mese sucessivo una grande offensiva verso il Passo del Tonale e sulla linea dei passi Segni-Marocche-Monte Menicigolo-Monte Stablel. Gli Alpini furono respinti con gravi perdite, conquistando solamente il Passo dei Segni e le Marocche, ultime postazioni prese agli austriaci prima della fine della guerra.
Dopo la vittoriosa battaglia di Vittorio Veneto, che mise fine alle ostilità, finì anche la "Battaglia dei Ghiacciai", che purtroppo lasciò sul terreno numerose vittime da ambo le parti. Non sta ha noi accusare chi volle quegli eventi, che cambiarono in maniera definitiva queste montagne, rendendole, cimitero di molti uomini che quì resero alto il valore e il significato di questa parola. Ora a distanza di ottant' anni sembra, per nostra fortuna e per i loro meriti, che la Pace in queste valli sia diventata una cosa certa.

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