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ALTEVIE

INTRODUZIONE

DESCRIZIONE

INFORMAZIONI



L'ALTA VIA NR. 1

dal diario di Vlady Semenzato

Introduzione

Questo scritto non vuole essere una guida all'altavia, è semplicemente il diario dell'esperienza di Vlady, che partito da Maerne (VE) il 15 giugno 2002 ha percorso l'altavia appuntando sul suo diario queste righe, un po' personali, ma utili a chiunque desidera percorre la via stessa.
(Enrosadira)


Ore 5.30 treno da Mestre alla volta di Treviso.
Cambio ore 6.15 per Calalzo ore 8.20 arrivo alla stazione di Calalzo, coincidenza per Cortina.
Pullman ore 9.30 sono alla vecchia stazione, da qui il proseguimento diventa impossibile.
Fermo una macchina, una coppia Salisburghese mi porta fino all'incrocio di Misurina.
Da qui un corriere mi porta a Braies e grazie ad altri due autisti mi trovo al lago.




Alta Via 1

Descrizione dell'Alta Via

La suddivisione in sei tappe è stata fatta da Vlady, sulla base delle sue capacità di escursionista e non è ufficiale, può essere uno spunto per adattare il percorso alle proprie capacità ed esigenze (Enrosadira).


Lago di Braies
[Lago di Braies]

 

1° tappa: Dal Lago di Braies al Rif. Sennes

 

Mi trovo in questa bellissima cornice di questo bellissimo lago alpino. Un albergo di antica tradizione sud tirolese infrange le sue decorate pareti sul lago. Sede tra gli anni'60 e '70 del guru personale dei Beatles e comodo alloggio per ospiti da tutto il mondo. Seguo la costa fino alla parte opposta del lago dove si trovano solo i torrenti che s'infrangono sull'acqua cristallina del lago. Un bel bagno grazie alla bellissima giornata di sole è cosa ottimale. Mi fermo per un piccolo pranzo, e poi su verso la Cima della Croda del becco, ossia la cima che sovrasta il lago. Il sentiero scelto per l'ascesa è molto duro, l'ambiente è selvaggio, l'unico incontro fatto attraverso la ripida scarpata è con una coppia di camosci che mi seguono con sguardo curioso ma oramai abituato alla visione di turisti colorati che si arrampicano attraverso questi valloni. Il sentiero è battuto da un sole cocente, spesso vi sono dei torrenti d'acqua fresca che incrocio sulla mia strada , una rinfrescata è d'obbligo per smorzare la fatica. Dopo qualche ora raggiungo i 2810 metri della Croda del Becco che infrange la sua immagine sul lago, poi scendo giù verso il rifugio Biella e visto il tempo ancora a mio favore decido di continuare la mia marcia fino al Rifugio Sennes. Posizionato in un luogo panoramico si possono vedere parecchie cime dalla già citata Croda del Becco alla spettacolare Croda Rossa con la sua particolare roccia di colore rosso che scende in una favolosa vallata perfettamente circolare. Di fronte le Tofane, il gruppo della La Varella e Conturines, e sullo sfondo anche la Marmolada e il Civetta. Arrivato al Rifugio colpisce subito questa lunga fascia pianeggiante lunga un chilometro che nel periodo del Vip veniva utilizzata per i giri turistici sulle dolomiti e sosta in alta montagna. Oggi totalmente proibito sul parco Nazionale di Braies Sennes Fanes. L'ospitalità del rifugio è ottima, ottime degustazioni di liquori, la particolare grappa al Mugo, e la cucina tipica Tirolese, non mi faccio scappare la possibilità di mangiare i canedarli. Le camere sono spartane ma non mancano i confort. La temperatura è elevata anche rispetto all'altitudine, la notte sono costretto a dormire con la finestra aperta. In un bella posizione panoramica vedo le cime e due marmotte che giocano continuamente sul prato verde antistante.




Rifugio Fanes
[Rif. Fanes]

 

2° tappa: Dal Rifugio Sennes al Bivacco Della Chiesa

 

La mattina dopo verso le 7,15 già pronto, dopo una veloce colazione parto per una lunga e impegnativa discesa ai 1500 del rifugio Pederu' e qui su una friabile parete si inerpica una lunga strada al sole che raggiunge la famosissima, specie ai Bikers, valle di Fanes, il primo rifugio si trova 5oo metri più su; comodo da raggiungere, servito anche da uno squallido taxi 4x4, polveroso, che porta i cittadini con pesanti valigie da viaggio trans-oceanico fino al rifugio munito di tutti i confort. Fortunatamente riesco a superare questo rifugio continuando la mia marcia verso il lago Verde , e quindi il lago di Limo dove mi fermo per buon pranzo a base di risotto di funghi. Da qui velocemente raggiungo la malga Fanes accompagnato da decine di bikers tedeschi, e avanti fino alla base delle famose Conturines che non raggiungo per mancanza di tempo e come non bastasse si sentono anche forti tuonate sullo sfondo che mi incitano ad un passo più veloce. Con un passo suicida raggiungo la Forcella del Lago a quota 2480 dopo un interminabile falso piano all'inizio ed una lunga e durissima serpentina scivolosa nell'ultimo tratto fino alla forcella. Sorpresa!! Dall'altra parte non c'è sentiero ma qualche punto rosso spunta qua e là, con tuoni sullo sfondo inizio l'impossibile discesa , una scivolata dietro l'altra su ghiaino traditore mi destreggio tra rocce e sassi, i piedi mi fanno male, i vecchi scarponi iniziano a scucirsi a tradimento piccoli sassolini maledetti iniziano a infiltrarsi all'interno della scarpa, e via giù verso il bellissimo lago Lagazuoi, purtroppo non posso gustare le fresche acque in un bel bagno; primo per il tempo oramai terso ad un temporale pauroso secondo perché mi mancano altri 500 metri di salita per raggiungere la mia dimora di fortuna serale. Attraverso un sentiero durissimo, in verticale su una frana, mi inerpico verso l'attacco della ferrata Tommaselli, dove ricordavo si trovava un comodo bivacco di alta montagna. L'impresa è molto più dura di quanto mi aspettassi, dopo la frana inizio ad arrampicare attraverso una strettissima gola di una pendenza impossibile. Ai lati sono ancora presenti parecchie strutture ormai completamente diroccate delle postazioni austriache, appoggiate su pendii impossibili si trovano anche pietre rosse delle stufe sparse sulla ghiaia della gola. Non so come, ma a quattro zampe camminando su un terreno impossibile riesco a raggiungere la salda roccia dell'ultimo pezzo fino al bivacco. Sorpresa l'etichetta riporta: Cai Roma - Bivacco Della Chiesa- costruzione 1954, io penso costruito e dimenticato!! Apro la porta e dentro è completamente vuoto, non c'è traccia di letti. Mi adeguo tolgo la neve ancora presente sulla parte bassa della porta , distendo un nylon isolante dall'umido e dallo sporco e inizio a prepararmi il mio buon pasto caldo, un'ottima pasta ai funghi porcini che in un quarto d'ora di cottura mi si presenta come un ottimo piatto di alta cucina culinaria. Intanto sono già le 19.00 il sole è ancora alto all'orizzonte, ma le nuvole stanno già passando sulla mia testa una leggera pioggerellina, scende leggera per pochi minuti, ma niente di particolare. Alle 21.00 posso ancora godermi il panorama,sulle cime rosse e i paesi della Villa e San Cassiano già al buio. La porta aimè non si chiude, cerco in qualche modo di ridurre la fessura, ma il freddo durante la notte è pungente, ma riesco comunque a dormire molto bene.





 

 

3° tappa: Dal Bivacco Della Chiesa al Rif. Città di Fiume

 

Al mattino verso le 5.30 il sole entra dalla fessura svegliandomi, trovo inutile rimanere a dormire, così mi alzo e velocemente scendo alla forcella Travenanses quindi alla Lagazuoi pochi metri più in basso e poi sotto lo sguardo curioso di un camoscio solitario mi arrampico sulla abbondante neve ancora presente sulla pista da sci verso il rifugio Lagazuoi sulla omonima cime. Da qui sopra si gode un panorama a 360 gradi inimitabile, ancora solo con la funivia ancora chiusa mi godo il silenzio il rumore del vento, e il sole splendente alle 7.00 del mattino. Approfitto della breve pausa per fare colazione. Poi riparto. Come uno spirito sento un rumore strano dalla funivia. È la prima corsa che inizia la giornata, mentre sale la prima gente sono già nelle gallerie del fronte italiano scavate tra il Febbraio 1917 e Maggio dello stesso anno per poter sconfiggere il fronte difensivo Austriaco arroccato sulla cima. Indosso i guanti, rivesto lo zaino, indosso la mia giacca impermeabile e con la pila inizio questa lunga discesa lunga ben 1 chilometro, attraverso una scalinata che scende per 600 metri di dislivello, molti di questi attraverso scale a chiocciola, con scalini di legno scivolosi a causa dell'acqua che scende in continuazione, si trovano spesso anche gallerie secondarie che dopo decine di metri escono a picco sul passo. Grazie a degli storici sono state applicate delle chiare tabelle che riportano gli avvenimenti, sono stati ricostruiti perfettamente gli ambienti come riportati dalle fotografie dell'epoca, e grazie all'aiuto della tecnica anche citofoni che riportano la storia e gli avvenimenti. Una frase d'effetto è quella stampata sul corriere della sera di quel 20 giugno 1917, dove il giornalista riportava la notizia dell'esplosione della cima del Lagazuoi. Quella notte dopo quattro mesi di lavoro incessante per lo scavo di una galleria della misura di 2.10 x 2.10 lunga ben 1 chilometro, con una progressione di ben 5.60 mt ogni 24 ore, gli italiani giunti sotto la cima portarono una quantità di esplosivo sufficiente a far esplodere l'inespugnabile postazione di controllo sul passo. Egli descriveva l'impresa come un trionfo dove il genio militare era riuscito con il sacrificio di "SCARSO SANGUE" a sconfiggere il nemico, a far esplodere una montagna, far uscire fuoco e fiamme dalla polvere e con le rocce scagliate a centinaia di metri abbassando la cima di un centinaio di metri. Pensavo di essere solo ma dietro una buia curva mi appare una luce, salto dalla spavento ma subito mi accorgo della presenza degli operai che da ben sei anni continuano il loro lavoro di restauro, due chiacchere veloci e poi giù di corsa al Passo Falzarego, dove limito al minimo il mio contatto con l'asfalto e il traffico di moto e auto. Velocemente attacco il sentiero verso le famose Cinque Torri di Cortina, una breve ammirazione sulle torri e sulle imponenti Tofane che si ergono di fronte a me e veloce raggiungo il Rifugio Averau, il Rifugio Nuvolao. Poi rapidamente inizio la discesa al Passo Giau, dove numerose marmotte, mi guardano incuriosite e per niente disturbate dalla mia presenza, che anzi ignorano quando devo uscire dal sentiero per non disturbare il pranzo di una di queste a una metro dai miei passi. Arrivo al passo, le gambe si muovono da sole, con passo veloce tra lo stupore e sorpresa di numerosi motociclisti per lo più tedeschi che mi vedono zizagare velocemente tra le loro potenti moto mentre si godono una fresca birra al bar. Non voglio fermarmi qui, continuo con il mio passo, devo raggiungere velocemente Pescul. Un massacrante sali scendi tra forcelle e valli mi porta alla prima grande valle , dove si trova la famosa tomba dell'uomo di Mondeval vicino alla omonima malga. Attraverso questa lunga valle ai piedi dei piani di Formin fino alla forcella Ambrizzola che si apre verso est per scendere sulla costa della Croda del Lago verso il rifugio Palmieri, ma non fa parte del mio giro anzi mi mantengo in quota fino alla lunga discesa che mi porta alla malga Prendera, dove due grandi tettoie riparano nelle giornate piovose i numerosi capi di bestiame al pascolo nella valle, capre mucche e dei spettacolari cavalli, decido di sostare nelle vicinanze per consumare la mia meritata cena; un veloce pasto caldo mi cucino con il comodo forellino da campeggio, ottima la carbonara in busta, un po' di tonno e piselli in scatola, un breve relax. Arrivano le 20.00 il sole inizia la sua calata all'orizzonte ma ancora un'ora mi distanzia dal Rifugio Città di Fiume, che dopo un lungo sali scendi sulla costa tra il Cadore e la val Fiorentina scende su una bella stradina alle spalle del rifugio. Una giovane coppia di ragazzi mi accolgono sorpresi, il rifugio è ancora chiuso, ma mi accontento del ricovero invernale.



 

4° tappa: Dal Rifugio Città di Fiume al Rifugio Vazzoler

 

Quarto giorno, il sole splende già alto su queste meravigliose valli, parto dal rifugio Città di Fiume, alla volta del passo Staulanza. Scendo verso la malga Vescovà da qui una ripida salita attraverso la pista di sci mi porta al Col Dei Baldi e via giù alla malga Piola, il sole a picco non lascia tregua, sono totalmente ustionato da una settimana di sole implacabile, non mi arrendo parto faticosamente per il sentiero verso il Rifugio Coldai, bevo una buon birra fresca e poi…. "spiaggia", qualche metro più su si apre una bellissima valletta ai piedi delle massicce pareti del Civetta, al centro un laghetto mozzafiato, stendo l'asciugamano, indosso il costume e via a fare una rilassante nuotatina su queste fresche acque cristalline. Un ottimo pranzetto e poi un paio d'ore di meritato riposo sotto il sole cocente. Mentre mi avvio verso il rifugio Tissi, tra le poche anime presenti in quelle ore di tesissimo impegno sportivo della nazionale contro la Korea, incontro un ragazzo con la radio che mi informa del Golden Gol, non capisco, oramai sono completamente staccato dal mondo civile, ora sono un animale di passaggio staccato dal mondo a contatto solo con la natura. Di corsa raggiungo il rifugio Tissi arroccato sull'omonima cima, a picco su Alleghe; alla gentile ragazza del bar mi faccio sfuggire una domanda: c'è qualche notizia particolare da sapere? La risposta perentoria: Sì ha perso l'Italia! Faccio su le mie cose il mio pesante 15 chili sulle spalle e via giù con calma verso il Rifugio Vazzoler. Qui mi fermo la notte l'ospitalità ottima, finalmente riesco a dormire in un rifugio Cai aperto, la panoramica ridotta alle pareti delle due colonne: Cima Venezia sulla sinistra e Cima Trieste sulla destra. Una giovane coppia di ragazzi bolzanini allieta la serata con racconti di avventurose ascensioni, ma ormai è tardi vado a dormire, ancora lungo è il mio itinerario e oggi ho camminato veramente molto poco.



 

 

5° tappa: Dal Rifugio Vazzoler a Baita

 

Alle 7.00 dopo una gustosa colazione mi avvio per il sentiero, scendo per una stradina e poi su per una bella valletta che continua un bel zig zag sul bosco, l'unico fastidio sono le numerose ragnatele che si attaccano al viso sudato, con un passo impressionante mi avvio attraverso le pendici del gruppo della Molazza verso il passo. Sulle pareti ci sono già parecchi cordate impegnate sulle innumerevoli salite su roccia che partono dal ghiaione per raggiungere la Molazza, si vedono questi punti colorati muoversi lentamente, queste voci tenue che ecano sulle pareti e le chiarissime e scandite imprecazioni nei momenti di caduta sassi. Il sole non dà tregua ma raggiungo lo stesso in un tempo record il rifugio Carestiato. È ancora chiuso ma il gestore, mi ospita nella cucina e mi offre un'ottima grappa della casa. La sosta dopo qualche chiacchera si dilunga e così dopo ben 2 ore parto per il passo Duran. Qualche minuto di bosco discosta il rifugio dal passo. Una veloce foto ricordo,e via alla ricerca del sentiero, convinto fosse nel lato zoldano scendo sulla sinistra, un cartello mi indica l'attacco, inizio fiducioso il sentiero, ma dopo una lunga attraversata in quota nel bosco non trovo più segnalazioni, la cartina è poco chiara per questa zona. Mi fermo per un veloce pasto e continuo la mia passeggiata, fino ad una graziosa baita in legno. Il rumore di una bellissima cascata mi accompagna per gli ultimi metri. Raggiungo il piccolo torrente, mi rinfresco su una particolare fontana in legno e appoggio le mie spoglie su un legno ad uso panca. Qualche minuto ad osservare il panorama su Forni di Zoldo. Entro nella baita do un'occhiata in giro, un rumore di passi esce dall'intercapedine delle pareti, il diario del rifugio riporta segnalazioni della presenza di un ghiro. Esco fuori mi metto il costume e via mi rinfresco per qualche minuto in una pozza del torrente. I tempi sono contro di me, ho camminato per ben 5 ore senza trovare la forcella riportata sull'itinerario, ho superato di ben 500 metri di dislivello la quota della famosa forcella, con qualche dubbio cerco attorno alla baita le segnalazioni dell'alta via. Le trovo 50 metri più su, allora con ancora qualche minima fiducia mi inerpico per un verticale sentiero attraverso il bosco, in una flora di mughi e mirtilli ancora in fioritura, ad un certo punto finisce il bosco e si apre una larga valle che finisce su forcella La Porta con grande fatica salgo attraverso un ghiaino in continuo movimento visto la verticalità, gli scarponi si sfasciano sempre di più cerco una strada per l'attraversamento. Qualche pista presumo di capriolo o di vecchi Viaz mi porta fino alla infernale forcella, ma aimè non riesco ad attraversare. Sono sconfortato, stanco e si sta facendo tardi, decido con rammarico di tornare alla baita. Con molta calma, assaporando le bellezze del luogo, il rumore del vento la panoramica sulle cime scendo alla mia dimora per la sera. Arrivo che il sole è ancora alto è il 19 giugno. Mi organizzo per la cena, sono all'ultima busta di risotto di porcini, preparo il fornello, mi sento controllato. La mia presenza è abusiva, il ghiro lo sa, mi osserva, cerca qualcosa di buono per lui. Si sposta in continuazione attraverso il muro per controllarmi meglio. Annusa il buon profumo che si espande attraverso la stanza. La luce entra forte dalle finestre anche se sono oramai le 20,30. Preparo anche il sacco per la notte. Mi gusto la mia ultima cena in questo posto delle meraviglie. Ogni cucchiaiata ha un sapore forte, speciale è come mangiare l'aria, il profumo del bosco. Finita la cena mi adagio su un vecchio tronco di fronte alla baita, il mio sguardo spazia sulla valle già illuminata dalla luce artificiale. È ormai buio, è una bellissima sera di luna piena, la stanchezza si avvicina. Decido sia il momento di coricarmi. Chiudo la porta, i balconi. Sorpresa!!! Il detto dice "dormire come un ghiro" ma.. lui non dorme. Non fa dormire neanche me. È solo? È nervoso? Disturbato dalla mia presenza? Non lo so, ma continua a disturbarmi salta da una trave all'altra, sento il ticchettio delle zampette o dio suoi dentini. Dopo un po' sono già addormentato.



 

 

6° tappa: Da Baita a Longarone

 

Alla mattina una linea di luce sorpassa gli scuri colpendomi a tradimento tra gli occhi. Ok è il momento di alzarmi, il ghiro tra l'altro è uscito dalla sua tana è lì di fronte a me che mi guarda. Sta assaporando la mia colazione, si è impossessato di una piccola confezione di nutella. Lo guardo stupito, lui si accorge che lo guardo. La nutella la fa da padrone, continua a leccarsela. Io con calma esco a lavarmi gli occhi rientro e la scatolina è già pulita. Faccio la mia colazione, e poi preparo il mio rientro. Carico lo zaino, e mi avvio con calma verso il passo Duran. Un velo di tristezza accompagna i miei ultimi passi attraverso il bosco, il suono degli uccelli mi allieta. Peccato un rumore di una moto rompe l'incantesimo, vedo tra gli alberi un pezzo di asfalto. Ecco là dietro il ponticello sul torrente la strada. Scendo qualche centinaio di metri, quando un gentilissimo signore mi offre un passaggio. Salgo molto volentieri ora penso a qualcosa di fresco, un gelato forse.. no arrivato a Forni Di Zoldo vengo attratto da delle favolose nocepesche, ne prendo n chilo, un po' di formaggio fresco di montagna due croccanti panini un po' di spek. Mi distendo su dei sassi appena fuori del paese di fronte al torrente Maè, a gustarmi questi cibi freschi. Dopo un po' dirigo sulla statale, sicuramente qualcuno mi accompagnerà alla stazione di Longarone. Non attendo tanto quando una gentilissima ragazza, si ferma e mi accompagna in maniere molto rapida. Mi separano pochi minuti dall'arrivo del treno e quindi della fine della mia più bella avventura in montagna.



 

Informazioni utili
   
Durata: 6 tappe
Periodo: dal 15 giugno al 20 giugno 2002
Periodo consigliato: da luglio a settembre
Equipaggiamento: da escursione, con imbragatura, cordino, moschettone, dissipatore e caschetto per le vie ferrate.
Accesso: Braies si raggiunge in bus da Bolzano, da San Candido con coincidenze da Cortina d'Ampezzo. In auto da Bressanone, da Cortina d'Ampezzo o dal Cadore per il Passo di M. Croce Comelico. Per chi proviene da sud consigliamo vivamente di lasciare l'auto a Longarone e di proseguire con autobus di linea fino a Braies (cambio linea a Cortina d'Ampezzo e San Candido) . In questo modo si arriverà alla fine del percorso con la macchina pronta per tornare a casa.
   
 


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