Enrosadira Home Pagewebguidemontagnerifugilaghi e fiumiflorafaunaitinerariMTBsantichi siamo

ALTEVIE

INTRODUZIONE

DESCRIZIONE

INFORMAZIONI



L'ALTA VIA NR. 2
180 Km DI SENTIERI DA BRESSANONE A FELTRE

dal diario di Vlady Semenzato

Introduzione

Questo scritto non vuole essere una guida all'altavia, è semplicemente il diario dell'esperienza di Vlady, che partito da Maerne (VE) il 19 agosto 2003 ha percorso l'altavia appuntando sul suo diario queste righe, un po' personali, ma utili a chiunque desidera percorre la via stessa.
(Enrosadira)


Ore 7.00 treno da Mestre alla volta di Verona (arrivo 9.45).
Cambio ore 10.30 per Bressanone, ore 11.45 arrivo alla stazione di Bressanone.




Alta Via 2

Descrizione dell'Alta Via

La suddivisione in tappe è stata fatta da Vlady, sulla base delle sue capacità di escursionista e non è ufficiale, può essere uno spunto per adattare il percorso alle proprie capacità ed esigenze (Enrosadira).


Bressanone
[Bressanone]

 

1° tappa: Da Bressanone al Rif. Utia Puez
(19 agosto 2003)

 

Una bellissima giornata di sole estivo molto caldo, ma sicuramente meno umido di quello della pianura, mi accoglie all'arrivo a questa Bressanone, bellissima cittadina dell'Alto Adige.
Il treno purtroppo durante il viaggio ha accumulato un notevole ritardo di circa un paio d'ore, arrivo alla stazione quando i pullman sono già passati da un pezzo. Secondo la mia tabella di marcia sono già in grande ritardo. Decido a malincuore di evitare la salita al Monte Plose che domina la vallata e attraverso un passaggio in autostop mi faccio portare nei pressi del Passo Rodella. Da qui proseguo per qualche centinaio di metri attraverso la strada asfaltata fino ad arrivare ad un'ampia curva che attraversa con un piccolo ponticello sul torrente Scharten Bach.Qui preparo !'inizio del itinerario, alle 15.30 riesco a partire dalla Strada (1758 m) per la forcella de Putia (2357 m) (o Peitlerscharte) molta gente è in passeggiata, arrivato alla forcella percorro sulla sinistra un breve piano alla fine scendo per una larga pista fino al Rifugio Genova (o Schluterhutte) (2297 m).
Bevo qualcosa velocemente e alle 17.00 parto con passo veloce dal Rifugio, percorrendo la breve salita fino a ritornare a quota 2421 m dove riprendo il sentiero dell'itinerario, una discesa e una breve salita mi conducono ai 2293 m della Furc. De Furcìa. Continua una breve discesa per poi salire una serie di serpentine ripide della furc. Della Roa, qui grazie a un breve tratto attrezzato con corde fisse e scalette si raggiunge la Furc. Nives a 2740 m. Situata su una grande spianata interrotta da una pila di sassi di segnalazione.
Segue una breve discesa, poi un lungo piano, infine raggiungo alle 21.00 il rifugio Utia Puez (2475 M.), ottimo rifugio.
Qui trascorsa la prima notte.





Rifugio Puez
[Rif. Puez]

 

2° tappa: Rif. Utia Puez al Passo Pordoi
(20 agosto 2003)

 

Ore 7.00 partenza per Passo Gardena.
Dopo un 30 min. di sali scendi si arrivo a 2366 mt della forcella di Ciampei, ben attrezzata con pali di legno orizzontali per facilitare la camminata, da qui parte un sentiero che scende a Colfosco, proseguo diritto salendo brevemente per poi scendere in una ampia vallata, sulla destra intravedo un piccolo laghetto il Lech de Crespeina, ridotto a causa della grave siccità di questa estate a piccolo stagno per le mucche al pascolo.
Una ripida salita poi mi porta ai 2528 mt. della forcella de Crespeina da dove si apre un'ampia panoramica sul gruppo del Sella. Una breve attraversata in quota mi porta alla successiva forcella di Cier m. 2460 per poi scendere al Passo Gardena o Jeuf De Frea.
Ore 10.00 attraverso il passo e prendo il largo e ripido sentiero 666, dopo una breve attraversata in quota, inizia una verticale salita all'interno di una gola detritica che nel pezzo finale più ripido è anche attrezzata. Il numero delle persone su questo tratto è veramente elevato e penso alla famosa ferrata Tridentina a qualche centinaio di metri di distanza. Arrivato al Rifugio Pisciadù (2585 m.) mi fermo per il pranzo, per curiosità guardo la ferrata che scorre verticalmente sulla parete di fronte al rifugio una colonna interminabile di persone attende in parete di poter terminare la salita sul spettacolare ponte sospeso. Sono già le 14.00 quando riparto. Mi avvio per il sentiero dopo aver attraversato il laghetto al di sotto del rifugio, salgo verso la cima Pisciadù (2985 m.) da qui proseguo sulla destra attraverso un piccolo sentiero attraverso delle rocce fino ad arrivare sull'infinito altopiano lunare del Sella a 2900 m.
Da qui continui sali scendi, conducono al Rifugio Boè (2871 m), il rifugio è molto frequentato, grazie anche alla comoda seggiovia che dal passo Pordoi arriva al Sas de Pordoi. Mi fermo qualche minuto per bere qualcosa, per poi continuare per Capanna Fassa posta proprio sulla cima del Piz Boè (3152 m.) una posizione panoramica veramente eccezionale, peccato la presenza dell'antiestetica antenna. Scendo velocemente, pazientemente percorro il largo sentiero verso il Rifugio Forcella del Pordoi (2829 m.), una colonna di gente interminabile si avvia nel tardo pomeriggio verso la funivia. Scene di felicità e nervosismo si alternano tra le persone accorse oggi in gran numero, una signora si lamenta con il marito, lui si fermerebbe ancora qualche minuto, lei stanca vuole raggiungere al più presto la funivia, altrimenti, promette di buttarsi giù.
Una spettacolare gola stretta ricca di ghiaino si allarga dal rifugio verso il Passo Pordoi, con gran felicità mi avvio verso il Passo Pordoi (2239 m.) che raggiungo in mezzora di corsa. Al Passo un gran numero di persone passeggia tra i negozi; un gran traffico di rientro attraversa velocemente il Passo. Il tempo si mette male; velocemente devo cercare una sistemazione per la notte. Il periodo non è dei più felici, grazie al caldo in pianura, qui c'è il tutto esaurito. Prendo il sentiero 601 verso il Sass Beccei, luogo di transito invernale per il giro del Sella con gli sci, una piccola baita mi offre un letto per la notte. Qualche minuto dopo il mio arrivo scende un acquazzone estivo che si protrae per un paio d'ore, la temperatura si è molto abbassata. Durante l'acquazzone quattro ragazzi di Lucca arrivano tutti bagnati al rifugio, passerò con loro la serata.




 

 

3° tappa: Dal Passo Pordoi a Falcade
(21 agosto 2003)


 

Alla mattina facciamo la colazione assieme e verso le 8.00 ci avviamo attraverso il favoloso e panoramico Viel dal Pan, attraversando anche il rifugio omonimo attualmente in ristrutturazione, con una visione mozzafiato sulla Marmolada.
Arriviamo velocemente al Rifugio Gorza, (2478 m.) più famoso come Porta Vescovo, la stazione a monte della funivia in partenza da Arabba. Qualche foto di gruppo sulle panoramiche da una parte sulla Marmolada e dall' altra sul Gruppo del Sella. Saluto i ragazzi di Lucca conosciuti la sera prima e m'inerpico attraverso la famosa ferrata delle Trincee. Purtroppo una colonna di gente, molta anche inesperta rallenta la scalata pertanto decido di desistere optando per le lunghe gallerie che percorro con qualche difficoltà vista l'altezza limitata e l'ingombro dello zaino. Esco quindi al Bivacco Contadini (2552 m.). La struttura molto accogliente, restaurata anche grazie al contributo di un carissimo amico, lo scrittore Gilberto Salvatore di Arabba, famoso nella zona anche per aver dato vita negli anni sessanta ad alcune delle più famose ferrate delle Dolomiti tra cui la ferrata delle trincee. Velocemente attraverso la pista di sci sottostante, raggiungo velocemente il passo Fedaia (2057 m.). Non mi azzardo all'attraversata della Marmolada, vista la mancanza di attrezzatura. Pertanto sono costretto a scendere a Malga Ciapela (1467 m.), dove approfitto del piccolo supermercato per fare qualche rifornimento.
Inizia a piovere, anche abbondantemente, non mi perdo d'animo, sfoggio la mia tuta completa da pioggia il copri zaino e mi avvio sconsolato attraverso il sentiero 689. L'inizio è una strada asfaltata, che attraversa un campeggio dove la gente è raccolta per il pranzo nelle verande delle Roulotte e mi guarda curiosa. lo continuo imperterrito sotto la pioggia raggiungendo una malga dove mi fermo per scaldarmi un po' e per acquistare un po' di ottimo formaggio e ricotta. La pioggia non smette ma continuo lo stesso e di buon passo attraverso i vari tornanti, arrivo nei pressi di una grande piana; qui esce un sole stupendo estivo che in qualche minuto alza velocemente la temperatura e mi permette di asciugare tutti gli indumenti, arrivo a Frazendas, (1890 m) dove incontro un gruppo di malghe e diverse mucche al pascolo. È però tardi e mi avvio attraverso una bellissima mulattiera verso la Forca Rossa. Alla mia sinistra si alzano le Cime dell'Auta montagne a me care, visto che da piccolino ho percorso le mie prime passeggiate tra queste montagne. Non riesco a contare le marmotte che con i loro fischi accompagnano il mio passo, una decina di camosci spostano dei sassi con il loro passaggio a pochi metri da me. La vallata che si chiude sulla Forca Rossa è verde e molto ampia, arrivato a poche centinaia di metri dalla forcella vado velocemente verso il Passo di Col Becher per godermi la panoramica sull' Agordino, Caviola, Agordo e Falcade. Quindi ritorno verso lo zaino e termino la ripida serpentina sulla forcella Forca Rossa (2490 m.)
La vallata che si apre è bellissima, meravigliosi cavalli dal pelo chiaro sono sparsi qua e la, saranno almeno un centinaio, forse anche il doppio, marmotte, camosci si dividono l'ampio territorio.
Scendendo penso all'uscita di questo inverno con gli sci d'alpinismo al silenzio di questa vallata interrotto dal fruscio del vento e da quel profumo di neve, sostituito ora da quello dell' erba bagnata.
Scendo velocemente e raggiungo il Rifugio Fociade (1982 m.) visto il periodo è tutto esaurito, peccato il rifugio è bellissimo, i profumi che escono dalla cucina sono molto invitanti, guardo l'orologio, sono già le 18.00 e devo quindi scappare alla ricerca di una sistemazione in albergo al passo San Pellegrino (1907 m) che si rivela un'impresa impossibile, decido allora di scendere in autostop a Falcade, dove riesco a trovare una camera d'emergenza.
Alla sera con gli amici del posto ci facciamo una bevuta al Pub, tomo in albergo.




 

4° tappa: Da Falcade al Rif. Pradidali
(22 agosto 2003)

 

Alle 7.00 sono il primo del grande albergo tutto esaurito a fare colazione, ottima l'ospitalità, velocemente preparo lo zaino e mi avvio verso la chiesa di Falcade alla ricerca di un Bus per raggiungere il Passo Valles (ho ritenuto inutile tornare al Passo San Pellegrino per andare al Passo Valles). I trasporti non sono un punto forte per l'Agordino, opto allora per l'autostop. Non faccio difficoltà a trovare un passaggio, le persone del posto e i turisti in zona sono gentilissimi. In pochi minuti raggiungo il passo.
Dal Passo Valles (2031 m.) alle ore 8.30 mi avvio con passo molto veloce verso il Rifugio Volpi al Mulaz (2571 m.), che raggiungo verso le 11.00, lascio lo zaino al rifugio e con una veloce corsa di una mezz' ora raggiungo i 2906 Mt. della cima Mulaz, cima a me cara visto che a otto anni è stata la mia prima cima raggiunta, tomo velocemente al rifugio, riprendo lo zaino e dopo un breve spuntino con un panino mi avvio attraverso una serpentina su uno scivoloso ghiaino verso la Forcella Margherita (2655 m.) e dopo qualche minuto al Passo delle Farangole (2814 m.) dove grazie anche a qualche corda riesco ad attraversare senza particolari problemi le ripide pareti lisce un po' esposte. Poi inizia un'interminabile discesa attraverso il sentiero cosiddetto delle Farangole, il n. 703. Finita la discesa inizia un attraversamento in quota con un continuo sali-scendi su uno stretto sentiero a strapiombo di trecento metri, sul sottostante Pian delle Comelle, l'attraversata è lunga, alcuni tratti sono anche attrezzati con corde fisse per facilitare il passaggio in alcuni passaggi esposti e scivolosi. Sotto vedo alcune persone che percorrono in discesa il sentiero che dal rifugio Rosetta porta al Sentiero delle Comelle e visto il passo molto lento immagino che il passaggio non sia molto facile specie in un tratto di rocce lisce e verticali.
Io continuo per il mio sentiero per una lunga discesa che finisce su una ampia piana (2300 m.) che attraverso per poi risalire verso il Rifugio Rosetta (2581 m.) adesso mi trovo sulla grande piana dell'altipiano delle Pale, una fitta nebbia scende su questo paesaggio lunare, molto simile all'altipiano del Sella, non mi fermo al rifugio ma sotto lo sguardo stupito della gente già in sosta per la notte sparisco nella nebbia in direzione rif. Rosetta. Una serie interminabile di bellissimi tornanti costruiti con cura e penso con molte ore di lavoro scende attraverso una stretta gola all'attraversamento del torrente che scende dal soprastante Ghiacciaio Della Pala (2200 m.) da qui inizia una lunga salita in tratti fortunatamente anche attrezzati visto i vari passaggi molto esposti scivolosi e con qualche centinaio di metri di vuoto sotto.
Sono ormai le 19.00 quando arrivo al Passo di Ball (2443 m.) e inizio ad intravedere il rifugio sottostante. Pochi minuti di discesa e raggiungo il Rifugio Pradidali (2278 m.) dove mi fermo per la cena e per la notte.





Rif. Pradidali
[Rif. Pradidali]

5° tappa: Dal Rif. Pradidali al Bivacco Feltre-Bodo
(24 agosto 2003)

 

Alle 7.30 dopo un'abbondante colazione mi avvio attraverso il sentiero 711 verso il passo Lede (2695 m.), la salita su rocce friabili e instabili appare da subito impegnativa. Riesco lo stesso a raggiungere la forcella senza particolari difficoltà. Mi fermo ad ammirare per qualche minuto la panoramica sulla Marmolada e le cime delle Pale di San Martino.
Inizio a scendere, con l'avanzare della mattinata la temperatura aumenta, il caldo si fa bruciante ma fortunatamente è ventilato. Non mi perdo d'animo, anzi, bevo moltissimo ma scendo di buon passo.
Ad un certo punto a qualche decina di metri vedo dei pezzi di metallo brillare. Mi avvicino e noto numerosi pezzi penso di un elicottero ai piedi della famosa cima La Fradusta, liberato dello zaino mi arrampico attraverso il ghiaione alla ricerca di nuovi indizi, trovo pezzi di imbottitura della cabina di pilotaggio un paio di carelli, qualche pezzo di rotore con quello che rimane di un'elica, deduco si tratti di un aereo, un scatolina penso di comandi elettrici riporta la inconfondibile aquila dell'aeronautica americana. La conferma avverrà qualche minuto dopo al sotto stante bivacco Minazio (2250 m.) dove una targa riporta i nomi dei 12 soldati morti nel 1953 nello schianto del loro aereo con la parete della montagna. Il bivacco è uno tra i più belli visti finora composto da quattro stanze, un ripostiglio all'ingresso, una gran sala da pranzo, e due camere da letto indipendenti con una ventina di letti. Proseguo la discesa verso il rifugio Treviso in Canali (1631 m.).
La discesa è molto ripida, alcune persone tentano la salita al bivacco, che, visto il sole e il ripido sentiero si rileva molto difficoltoso. Ma la mia passeggiata è ancora lunga e devo pensare a correre velocemente al rifugio. Il sentiero scende fino a un bellissimo torrente, mi fermo per un bagno per un piccolo bucato e per un breve pranzo.
Riparto sparato tra le serpentine verso il Rifugio Treviso, sorpassando decine di persone che piano si inerpicano su questi numerosi tornanti. Una breve sosta al rifugio, e poi via attraverso il sentiero 718 fino a forcella d'Otro (2229 m.) e quindi velocemente al Passo Cereda (1350 m.) inizia a piovere, la coscienza mi dice di fermarmi, ma l'incoscienza mi invita a vestirmi e a continuare la salita, la pioggia si fa sempre più insistente quando inizio a camminare sul sentiero 801 per il bivacco Feltre. Cartelli indicano il sentiero come alpinistico difficile. Niente può fermarmi, ormai freddo e bagnato penso solo ad arrivare al bivacco.
Fortunatamente dopo un paio d'ore di pioggia esce il sole cosi riesco a inerpicarmi tranquillamente sull'ultimo tratto del sentiero rivelatosi abbastanza impegnativo verso il Passo del Comedon (2067 Mt.), una breve sosta, sono ormai le 18.30 quando inizio la discesa su una traccia incerta su rocce e ghiaia, ma è ben visibile il bivacco di fronte a me, situato in una posizione veramente invidiabile.
Scendo velocemente, arrivo ad attraversare una gran piana verde attraversata a metà da un torrente in secca, che spunta dalle rocce del Sasso delle Undici, sovrastante.
Qualche minuto mi separa al bivacco Feltre-Bodo (1930 m.) ma sorpresa è enorme all'arrivo, le condizioni del bivacco sono eccellenti, un pavimento in ceramica, e molti letti a castello oltre alla pulizia al pari di un rifugio gestito. Fortunatamente ci sono altre quattro persone con me che mi allieteranno la serata, con una bella partita a carte.
La serata è fredda, la temperatura al tramonto scende parecchio, molte stelle brillano tra le cime di questo posto fantastico. Ci chiudiamo per dormire. Verso mezzanotte qualcuno si avvicina al rifugio. La porta improvvisamente si apre. Come da una scena di un film (forse ricordata da "Resident Rivol") qualcuno con una pila facciale mi punta addosso. Un brivido di sudore freddo mi attraversa la schiena. Sento in chiaro accento Bolognese la loro decisione di occupare il secondo bivacco per non disturbarci. Tanto ormai l'avevano fatto...
La notte è stata una delle migliori, i letti erano comodissimi, non ricordavo niente di simile nei bivacchi utilizzati finora.




 

 

6° tappa: Dal Bivacco Feltre-Bodo al Rif. Dal Piaz
(25 agosto 2003)

 

Alla mattina dopo, una gran burrasca, vento fortissimo e pioggia ci allungano la dormita del mattino. Verso le lO decidiamo di fare colazione. Dopo una mezzora il tempo migliora, la visibilità, spazia fino al Monte Grappa e alla pianura. Zaino in spalla e via a scendere verso il Rifugio dal Boz. Un frequente sali scendi su un sentiero a strapiombo sulla valle, alcuni passaggi sono scavati dall'acqua sulla roccia. Tantissime pozze rallentano la veloce discesa dell'acqua a valle. Decide e decine di camosci si fanno ammirare da tutte le parti. Un paio ci osservano dalla cima di un colle verde sul nostro cammino, ne riconosciamo solo l'ombra, sembrano i pellirossa dei film Western. Il sole è alto nel cielo, numerose cascate s'improvvisano da ogni pendio dopo l'abbondante pioggia del mattino.
Il sentiero è tutto panoramico e spazia sul lago della Stua che brilla sotto i nostri sguardi di quel suo bel colore turchese e sulla mia destra riconosco i miei cari Piani Eterni, uno dei miei luoghi preferiti per le passeggiate estive e con gli sci d'alpinismo d'inverno, tagliati al centro dalla grande malga casera Edera.
È mezzogiorno quando di buon passo raggiungo il rifugio Boz (1718 m), ci fermiamo per un buon pasto l'accoglienza è ottima, la cucina è stata deliziosa.
Saluto i ragazzi conosciuti al bivacco che mi hanno accompagnato fin qui per poi verso le 14.00 partire per l'altro rifugio Dal Piaz, ultima tappa dell'itinerario. Il segnale del sentiero 801 indica sei ore, mi avvio con passo veloce e deciso non voglio arrivare con il buio.
Il primo tratto fino al passo Finestra è una passeggiata pianeggiante, un orrendo pilone dell'Enel attraversa questa piccola forcella, poi discesa e salita continua fino a Forcella Scarnia dove inizia una pista più impegnativa, qualche tratto è stato anche attrezzato con qualche corda fissa, ai piedi del Sasso Scarnia ho trovato anche dei scalini scolpiti sulla roccia su una cresta di attraversamento strapiombante a destra e a sinistra. Nella breve discesa a filo della roccia una scarica di sassi vola a pochi passi da me. Immagino l'attraversamento di qualche animale nelle rocce sovrastanti visto l'ingente numero di pietre scagliate nel vuoto. Un'esperienza indimenticabile che mi blocca dallo spavento per qualche minuto, la respirazione si fa affannosa, il cuore batte a mille, qualche respiro a fondo e via velocemente verso la meta finale.
n sentiero poco più avanti si fa molto più semplice e sovrasta dei grandi altipiani. A questo punto mi guardo in giro, alla ricerca della famosa Busa Del Giaz, guardo velocemente da cartina, qualche segnale spunta sulla piana alla mia sinistra ma non ci faccio caso anzi vengo catturato da questo favoloso tratto in curva su un falso piano che attraversa un enorme ghiaione. Alla fine una serie di serpentine portano a una forcellina di attraversamento. Sulla destra vedo anche una grande antenna radio. Scendo brevemente per un pendio erboso sul lato che scende sulla Val Noana, il lago è sicuramente molto secco visto che riesco ad intravedere soltanto le sponde brulle, costeggio la Cima del Diavolo che tengo alla mia Destra, ora mi accorgo rivedendo la cartina che da un bel pezzo ho passato la deviazione per Passo Di Ramezza, ma è tardi.
Non conosco la zona pertanto sono costretto a continuare per arrivare prima del buio al rifugio. Scendo verso la valle numerose rovine di Malghe sono sparse qua e la nella vallata riesco a distinguere quelle di Malga Pietena, proseguo velocemente per una traccia di mulattiera che corre tutta sulla costa fino ad arrivare al Passo Pietena per poi iniziare la lunga discesa sulla larga strada che ai piedi del Monte Pavone arriva alla Malga vette Grandi quindi al Rifugio Dal Piaz che raggiungo alle 18 di sera, giusto il tempo di un bagno prima di una deliziosa cena.
Qui decido di fermarmi per la notte nell'attesa del triste rientro.




 

 

7° tappa: Dal Rif. Dal Piaz a Feltre
(25 agosto 2003)

 

Alla mattina una leggera pioggia insistente continua a scendere copiosa, decido di fare colazione. Poi per un paio d'ore nell'attesa di un tempo migliore leggo uno dei numerosi libri di montagna presente nella libreria del rifugio. Poi inizia la mia lunga discesa che dal rifugio mi porta al Passo Croce d'Aune. Qui in autostop raggiungo la stazione di Feltre. Qui attendo il mio treno per il rientro.



 

Informazioni utili

E' stata un'esperienza unica, una via sicuramente da ripetere in futuro, come mia seconda esperienza d'alta via mi ha soddisfatto più della prima. Si diversifica dalla prima perché attraversa itinerari turistici molto frequentati visto anche alla massiccia presenza di funivie, e il periodo d'Agosto quando la presenza turistica è al massimo. Il percorso è ricco di rifugi gestiti, mentre nell'alta via la numero l gran parte dei rifugi sono dei bivacchi in luoghi meno accessibili quindi meno frequentati.
Spero in futuro di poter ripetere queste esperienze magari uscendo dalle Dolomiti. Sarò felice di ricevere suggerimenti. Se volete contattarmi per consigli o suggerimenti sarò lieto di rispondere al mio
indirizzo e-mail.


   
Durata: 7 tappe
Periodo: dal 19 agosto al 25 agosto 2003
Periodo consigliato: da luglio a settembre
Equipaggiamento: da escursione, con imbragatura, cordino, moschettone, dissipatore e caschetto per le vie ferrate.
Accesso: Bressanone si trova sulla linea ferroviaria Verona-Brennero.
   
 


|Enrosadira  home page Home Page | Dolomiti / Dolomiten | Altevie |