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Alta via di Concei (da Bocca di Trat a Bocca dell'Ussol)

Concei (TN)
Alto Garda e Valle di Ledro - Trentino
Descrizione: l'itinerario percorre quasi sempre un meraviglioso filo di cresta, aperto ai grandi panorami del Brenta e Adamello, di buona parte delle Prealpi Bresciane e fino alle Prealpi Veronesi. Lateralmente al sentiero scoscendono ripidissimi pendii di roccia e zolle erbose che impressionano per le loro fughe verso il basso. Se fino a m.ga Guì il dislivello in salita non disturba, il rientro invece può rivelarsi faticoso per i continui saliscendi. E' comunque un percorso affascinante e da compiersi con tempo stabile.
Percorso: Da malga Trat si segue il sentiero 403 che in breve porta alla Bocca di Trat mt. 1581 (h.0.10). Poco lontano sulla dx c'è il Rif. Pernici. Dalla bocca si va a sx sul tracciato 420 denominato Sentiero della Pace godendo di una bella vista sul Monte Cadria, al di là della valle. Si compie una svolta sotto ad una rientranza della parete e passando tra mughi si arriva ad un bivio. Poco avanti sulla sx sbuca la traccia del ritorno. A dx una segnalazione invita alla breve salita alla croce della Mazza di Pichea mt. 1879 (raccomandabile per la bella vista sulla zona del rif. Pernici, breve tratto di corda fissa). Sul segnavia principale si costeggia una fascia rocciosa portandosi poi sul dorso del Corno di Pichea, la cui cima mt.2138 si raggiunge con pochi, felici e panoramici passi, scartando dal sentiero che vi passa poco sotto (h.1.30). Si continua su magnifico tracciato altamente panoramico sempre su cresta a fil di cielo. Dopo un passaggio su cengia con corda fissa, si perde quota fino ad una grande sella sovrastante delle enormi placconate di roccia che scoscendono verso ovest. Con delle svolte si risale il costone sud del Monte Tofino, nei pressi della cima si tiene la traccia a dx che sale alla cresta sommitale mt.2151. Si domina la conca di Tenno col Monte Misone che la sovrasta, si indovina lo sviluppo ulteriore dell'itinerario. Il sentiero seguita lungo il filo calando poi ad un'inflessione della cresta. Si aggira sulla sx un blocco roccioso e si tocca l'incassata bocchetta di Slavazì mt.2048 (una traccia cala ripidamente a ovest verso la val di Gola su terreno franoso). Si risalgono delle roccette e si contorna un roccione (tratto con cavo d'acciaio), oltre il quale un grande foro nello stesso permette una bella inquadratura del Cadria. La traccia ora si alza sulla cresta fino ad un incrocio di sentieri (h.1.15). Si tiene la sx, si oltrepassa una cima minore e si scende alla sella sotto il Dosso della Torta. Una deviazione a dx porta in pochi minuti sulla cima mt.2156, dove il grande panorama invita ad una sosta (h.0.30). Adamello e Brenta si distendono davanti senza ostacoli. Il Casale domina la grande piana del Lomaso. Si ha la miglior veduta della Valle dei Concei da qui distesa a ferro di cavallo verso l'apertura sulla Val di Ledro e del soprastante Monte Corno. La recondita Val Marza si allunga verso nord; sul finire della lunga costiera che rinserra da sinistra questa valle, si riconosce lo sperone della Cima Sèra, altra grande specola verso il Brenta. Per scendere si può tornare sui propri passi oppure infilare una traccia che all'opposto della salita, cala ripidamente ricongiungendosi al sentiero poco sotto. Si avanza ora in bell'ambiente fatto di torrette e guglie di roccia che ricorda il sentiero d'arroccamento sul Cornetto nelle Piccole Dolomiti. Passate alcune deliziose forcellette sovrastando la Val Marza, si perviene in salita sulla cima della Gavardina mt.2047 ultima elevazione di questo itinerario; bel colpo d'occhio sulle scure rocce del Blumone (h.0.45). Si scende lungo la cresta sempre seguendo le segnalazioni ed arrivando alla Bocca dell'Ussol (h.0.15). Da qui la cresta prosegue lungamente fino alla lontana cima del Cadria. Il tracciato (ora segnavia 414) taglia ripidi prati, penetra nel bosco e raggiunge un bivio. Si tiene la sx e con poche svolte si arriva a malga Guì mt.1444 (h.1)(h. 5.30 da m.ga Trat). Da qui in avanti bisogna prestare particolare attenzione a non perdere le tracce che in alcuni tratti sono labili. Si lascia a dx il sentiero che cala al rif. Al Faggio e si segue la mulattiera che verso est risale nel bosco (è il vecchio segnavia 452 ormai scomparso, anche se qualche sbiadito segno si ritrova qua e là). Si guadagna livello uscendo dalla boscaglia in vista del fondo superiore della Val di Gola (una debolissima traccia risale i detriti fino ad uscire sulla b.tta di Slavazì). In prossimità di vecchi resti di un casolare (q.ta ca.1600)(h.0.30) si nota il sentierino che diverge verso dx e si addentra in salita nel bosco. Lo si segue con attenzione mentre si approssima ad una valletta. Se si dovesse perdere la traccia, si deve risalire la valletta per una cinquantina di metri fino a trovare sulla dx un piccolo baito davanti al quale la traccia è più visibile (q.ta 1635 ca.). Si continua nel bosco uscendone più avanti su una costa prativa ed oltrepassando un altro baitello in legno (q.ta 1510 ca.). Sempre tagliando orizzontalmente i versanti occidentali del Tofino, si compiono diversi dentro e fuori da vallecole che calano dall'alto. La traccia è sempre più evidente e si porta infine su di una forcelletta incisa sul dorso ovest del Corno di Pichea e da cui si scopre la vista verso la croce della Mazza di Pichea raggiunta nell'andata. Oltre l'intaglio la traccia si sdoppia (punto poco evidente) e si può decidere di: 1) perdere dislivello nella conca sottostante verso dx e sotto delle rocce (piccolo bivacco), risalire al bivio per la croce passato all'andata. 2) tenere la sx ed in leggera salita raggiungere la cresta tra Corno e Mazza di Pichea, là dove si ritrova il sentiero principale dell'andata sul quale, verso dx, si scende al bivio per la croce (h.2). Da questo sul percorso conosciuto si passa la Bocca di Trat e si cala alla malga omonima di partenza (h.0.30)(h. 3 da m.ga Guì)(h.8.30 totali).
Difficoltà: fino al fondovalle di m.ga Guì non vi sono particolari problemi oltre a qualche brevissimo tratto con corda fissa; il sentierino ben marcato corre sempre sulla cresta e solo con bagnato può risultare insidioso, percorrendo per lunghi tratti ripidi pendii di zolle. La traversata del versante ovest sul ritorno, comporta un minimo di orientamento nell'individuare la labile traccia.
Tempi percorrenza: (h. 5.30 fino a m.ga Guì)(h. 3 per il ritorno)(h. 8.30 in totale).
Dislivello: fino a m.ga Guì mt. 800 ca. + altri 300 mt. ca di controsalita sul ritorno. (tot. 1100 mt. ca.)
Accesso:da Riva del Garda si prende per la Val di Ledro, oltrepassato il lago omonimo si devia a dx nella Val dei Concei. Quasi all'uscita di Lenzumo si seguono le tabelle per m.ga Trat e rif. Pernici che indirizzano su una stradetta asfaltata. Questa, con tratti ripidi e diversi tornanti, si alza fino alla m.ga Trat (gli ultimi due km. sono su sterrata). Meglio informarsi preventivamente al rif. Pernici sulla transitabilità della strada che, soggetta a frane, può essere chiusa per manutenzione. (Tel. rif. Pernici 0464/505090)
Testo e foto di Gyglio tratte da "Oltre il sentiero".
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