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Ferrata FIAMME GIALLE



Zona : Civetta - Palazza AltaLocalità : Cencenighe Agordino (BL)
Data : 18/08/00 Cat. : EEA



Nel versante ovest della Palazza Alta m.2255 ( Monte Alto di Pelsa) c'è una interessante ferrata che in alcuni tratti raggiunge la difficoltà del III° sup., pur essendo un'impianto di tutto rispetto non ha mai avuto la notorietà delle grandi vie ferrate dolomitiche; classificata come molto difficile mi ha sempre attratto per cui un mattino dal paese di Cencenighe salgo alla contrada di Bastiani (971 m); dal parcheggio chiare indicazioni mi conducono lungo il s. 562 prima su mulattiera e poi per un facile sentiero boschivo dove tabelle in legno scandiscono il percorso con indicazioni sull'altitudine e la località di quel posto. Dopo un'ora esco dal bosco (1450 m) e finalmente posso vedere la valle del Cordevole contornata all'orizzonte dalle alte vette dell'Agner, delle Pale di San Martino fino allo Sciliar continuando verso N con la "grande muraglia" della Marmolada; ora il sentiero si fa più ripido e si snoda su un crinale di rocce friabili,alcuni tratti su cengia piuttosto insidiosi sono dotati di funi metalliche e fino alla Val delle Taie bisogna far attenzione nell'atttraversare il dirupo franoso; la risalita continua fino a m. 1550 fin sotto al colatoio che scende dalla cima della Palazza Alta facilmente riconoscibile dalla valle perchè è una fascia di roccia più chiara, dove sulla destra si sviluppa il tracciato della ferrata il cui attacco inizia alla quota di m.1775. Questa traversata prima dell'attacco si svolge in ripida salita tra una folta vegetazione di pino mugo e cespugli di rododendri in fiore la cui vista fa dimenticare un po l'asprezza del percorso che termina su uno spiazzo erboso cosparso di stelle alpine.
Circa due ore sono trascorse dalla partenza e la sosta su questo terrazzino fiorito serve a fare il punto sulle condizioni fisiche oltre che a indossare l'imbrago e sistemare l'attrezzatura,uno sguardo verso l'alto mi fà capire subito quelle che saranno le difficoltà : un semplice cavo teso verso l'alto sarà l'unico aiuto su cui contare.



Non nascondo che l'eccitazione non lascia il tempo per fare valutazioni,l'importante è iniziare subito l'arrampicata di questo primo tratto (la via si può idealmente suddividere in quattro parti). Un risalto roccioso verticale coperto a tratti da qualche cespuglio viene superato con qualche passaggio di III°, mancano ovviamente appoggi per i piedi, qualche strappo con le braccia bisogna farlo, ciò rende ancora più avvincente il percorso che guadagna rapidamente quota , ogni tanto uno sguardo nel vuoto per ammirare il panorama e ritornare subito dopo sulla roccia per studiare il passaggio successivo . Raggiunta una enorme cengia ricoperta di rododendri faccio una sosta prima di iniziare il secondo tratto (30' dall'attacco). Continuando l'ascesa le cime delle montagne dietro di me diventavano sempre più distinte, il bivacco Bedin sulle Pale di S.Lucano si vedeva chiaramente mentre la vetta dell'Agner era vicinissima.
Con impegno, sfruttando piccole cengie, canalini e fessure procedo sulla roccia durissima di questa parete verticale con difficoltà che arrivano al III°, ogni più piccolo appiglio viene in aiuto ma non sempre è sufficiente tanto che in un'occasione ho dovuto superare una placca un po strapiombante con una manovra inusuale.
Raggiunta la seconda grande cengia posso vedere cosa mi attende più in sù, uno spigolo molto esposto sarà l'inizio del terzo tratto (1 ora 45'). I miei tempi di progressione non sono certo sportivi e impiego molto più tempo del previsto, per fortuna uno spigolo a picco lo supero velocemente; avevo imparato a puntare di più sulla forza delle braccia, la cima della Palazza oramai si intravvedeva e dentro di me avevo la sensazione che nessun ostacolo mi poteva fermare. Altre due brevi pareti di roccia liscia mi attendono dopo aver attraversato sulla sx un cono detritico e portano infine alla vetta (3 ore all'attacco).
L'anfiteatro che appare sulla cresta è tra i più belli che si possa immaginare, il gruppo del Civetta con in primo piano le Torri Venezia e Trieste, più a destra il massiccio della Moiazza, il panorama è grandioso e nello stesso tempo molto vicino, la sosta è d'obbligo. La discesa viene effettuata verso NE per scarse tracce di sentiero degradanti attraverso distese erbose passando dopo un'ora nei pressi della Casera Favretti (m.1827).
Da questo altipiano prativo cerco di raggiungere il s. 560 tagliando un po il percorso e prendendo come riferimento la Torre Venezia e infatti poco dopo giungo sul tracciato che mi porterà al rif. Vazzoler (1 ora 45' dalla cima). Da quì mi dirigo verso valle per s. 555 che è una carrareccia usata per i rifornimenti al rifugio e percorre la val Corpassa fino a Listolade (m. 680). Dal paese si prende poi per il rientro in città l'autocorriera di linea.

NOTE TECNICHE :

Lunghezza della ferrata ............... m. 900
Lunghezza della corda fissa ........ m. 650
Dislivello della ferrata ................. m. 480

Testo e foto di Martini Paolo.
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