|
|
|
Ferrata FIAMME GIALLE

|
Nel versante ovest della Palazza
Alta m.2255 ( Monte Alto di Pelsa) c'è una interessante
ferrata che in alcuni tratti raggiunge la difficoltà del III° sup., pur essendo
un'impianto di tutto rispetto non ha mai avuto la notorietà delle
grandi vie ferrate dolomitiche; classificata come molto
difficile mi ha sempre attratto per cui un mattino dal
paese di Cencenighe salgo alla contrada di Bastiani (971 m);
dal parcheggio chiare indicazioni mi conducono lungo il s. 562
prima su mulattiera e poi per un facile sentiero boschivo
dove tabelle in legno scandiscono il percorso con
indicazioni sull'altitudine e la località di quel posto. Dopo
un'ora esco dal bosco (1450 m) e finalmente posso vedere
la valle del Cordevole contornata all'orizzonte dalle alte vette
dell'Agner, delle Pale di San Martino fino allo Sciliar
continuando verso N con la "grande muraglia" della
Marmolada; ora il sentiero si fa più ripido e si snoda
su un crinale di rocce friabili,alcuni tratti su cengia piuttosto insidiosi
sono dotati di funi metalliche e fino alla Val delle Taie bisogna
far attenzione nell'atttraversare il dirupo franoso; la
risalita continua fino a m. 1550 fin sotto al colatoio che
scende dalla cima della Palazza Alta facilmente riconoscibile
dalla valle perchè è una fascia di roccia più chiara,
dove sulla destra si sviluppa il tracciato della ferrata il
cui attacco inizia alla quota di m.1775. Questa
traversata prima dell'attacco si svolge in ripida salita tra una folta
vegetazione di pino mugo e cespugli di rododendri in
fiore la cui vista fa dimenticare un po l'asprezza del percorso che
termina su uno spiazzo erboso cosparso di stelle alpine.
Circa due ore sono trascorse dalla partenza e la sosta su
questo terrazzino fiorito serve a fare il punto sulle
condizioni fisiche oltre che a indossare l'imbrago e sistemare
l'attrezzatura,uno sguardo verso l'alto mi fà capire
subito quelle che saranno le difficoltà : un semplice cavo teso
verso l'alto sarà l'unico aiuto su cui contare.
|

|
Non
nascondo che l'eccitazione non lascia il tempo per fare
valutazioni,l'importante è iniziare subito l'arrampicata
di questo primo tratto (la via si può idealmente
suddividere in quattro parti). Un risalto roccioso
verticale coperto a tratti da qualche cespuglio viene superato con qualche
passaggio di III°, mancano ovviamente appoggi per i
piedi, qualche strappo con le braccia bisogna farlo, ciò
rende ancora più avvincente il percorso che guadagna
rapidamente quota , ogni tanto uno sguardo nel vuoto per ammirare
il panorama e ritornare subito dopo sulla roccia per
studiare il passaggio successivo . Raggiunta una enorme cengia
ricoperta di rododendri faccio una sosta prima di
iniziare il secondo tratto (30' dall'attacco). Continuando l'ascesa
le cime delle montagne dietro di me diventavano sempre più
distinte, il bivacco Bedin sulle Pale di S.Lucano si
vedeva chiaramente mentre la vetta dell'Agner era
vicinissima.
Con impegno, sfruttando piccole cengie, canalini e fessure
procedo sulla roccia durissima di questa parete verticale
con difficoltà che arrivano al III°, ogni più piccolo
appiglio viene in aiuto ma non sempre è sufficiente
tanto che in un'occasione ho dovuto superare una placca un po
strapiombante con una manovra inusuale.

Raggiunta la seconda grande cengia posso vedere cosa mi
attende più in sù, uno spigolo molto esposto sarà l'inizio
del terzo tratto (1 ora 45').
I miei tempi di progressione non sono certo
sportivi e impiego molto più tempo del previsto, per fortuna uno
spigolo a picco lo supero velocemente; avevo imparato a puntare di più
sulla forza delle braccia, la cima della Palazza oramai si
intravvedeva e dentro di me avevo la sensazione che nessun ostacolo mi
poteva fermare. Altre due brevi pareti di roccia liscia mi
attendono dopo aver attraversato sulla sx un cono detritico e portano
infine alla vetta (3 ore all'attacco).
L'anfiteatro che appare sulla cresta è tra i più belli
che si possa immaginare, il gruppo del Civetta
con in primo piano le Torri Venezia e Trieste, più a destra il massiccio della
Moiazza, il panorama è grandioso e nello stesso tempo
molto vicino, la sosta è d'obbligo.
La discesa viene effettuata verso NE per scarse tracce di
sentiero degradanti attraverso distese erbose passando dopo
un'ora nei pressi della Casera Favretti (m.1827).
Da questo altipiano prativo
cerco di raggiungere il s. 560 tagliando un po il percorso
e prendendo come riferimento la Torre Venezia e infatti
poco dopo giungo sul tracciato che mi porterà al rif.
Vazzoler (1 ora 45' dalla cima). Da quì mi dirigo verso
valle per s. 555 che è una carrareccia usata per i rifornimenti al
rifugio e percorre la val Corpassa fino a Listolade (m. 680).
Dal paese si prende poi per il rientro in città
l'autocorriera di linea.
|
|
NOTE TECNICHE :
Lunghezza della ferrata ............... m. 900
Lunghezza della corda fissa ........ m. 650
Dislivello della ferrata ................. m. 480
|
|