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Cellula museale "La Fudina" - Comelico Superiore (BL)
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Indirizzo |
Palazzo della Regola - Largo IX febbraio, 4 - DOSOLEDO |
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Comune |
Comelico Superiore
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Telefono |
043568830 oppure 0435470061 |
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E-mail |
grcult@tiscalinet.it |
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Periodo Apertura |
estivo: dalle 9.00 alle 12.00 altri periodi: su richiesta |
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Ingresso |
gratuito |
Notizie utili:
Il Gruppo Ricerche Culturali di Comelico Superiore, impegnato nella valorizzazione degli aspetti più significativi della cultura locale, presenta nella cellula museale "la fudina" una testimonianza particolare di antica capacità imprenditoriale collegata all'attività di lavorazione dei metalli; non a caso la famiglia che diede vita a questa "industria" si chiamava De Martin Fabbro: un nome, una garanzia!
L'impegno, l'intraprendenza e l'idea di progresso sociale che li animava furono marchi originali della loro azienda.
Recuperare e conservare queste testimonianze vuole significare anche riconoscere le qualità e le capacità di questa famiglia di fabbri, costruttori di forni e stufe e di quanto necessitava al fabbisogno locale di utensili, attrezzi e manufatti di uso domestico, agricolo e artigianale.
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Cenni storici:
Agostino De Martin Fabbro, fondatore della "fudina" , nasceva a Dosoledo nel 1869 da una famiglia di fabbri-calderai operanti nella vicina Austria.
Si specializzava colà nella costruzione di cucine economiche, caloriferi a legna e caloriferi a segatura.
Rientrava in Dosoledo nel 1900 iniziando l'attività in proprio, nella nuova casa in via Roma 44.
Il dodicenne Pio affiancava il padre seguito più tardi dai fratelli Agostino, Pietro e Olivo.
Dalla Sassonia provenivano: cesoie a leva, le piegatrici, bordatrici, cilindratrici, il tornio e il trapano a trazione manuale.
Con l'arrivo dell'energia elettrica in valle ( 1907 ) il tornio veniva dotato di motore elettrico.
L'utensileria e gli stampi per la produzione di serie erano costruiti in proprio.
La zincatura, quando serviva, era a fuoco continuo di 24 ore al giorno, così dovevano lavorare a turno alternativamente in modo che il bagno di zinco fosse sempre regolare.
In appositi registri venivano descritti veri e propri cicli di lavorazione: nulla era lasciato al caso.
Le materie prime giungevano da Venezia, Brescia e Milano.
I prodotti finiti comprendevano: vasellame, stoviglie, pentole normali e a pressione, innaffiatoi, secchi, cucine economiche a legna e caloriferi a cilindro per i quali la ditta Agostino De Martin Fabbro e figli era titolare di regolare brevetto.
La prima importante commessa veniva dal comune di Comelico Superiore ( 1906-1907 ) che intendeva sostituire i vecchi forni "da pan" con caloriferi a cilindro nei locali municipali e nelle aule scolastiche delle scuole elementari di Dosoledo e Casamazzagno.
Dopo il 1913 stufe e caloriferi giungevano fino a Bolzano, allora oltre confine, nelle regioni austriache, con le quali il figlio Pio corrispondeva in tedesco, e perfino nella lontana Reggio Calabria.
Durante il conflitto mondiale il capofamiglia riparava in Svizzera per rientrare nel 1920.
Incompatibilità politiche col "Regime" lo allontanarono definitivamente in Austria dove moriva nel 1944.
I fratelli Pietro e Olivo recuperavano i macchinari sotterrati, per prudenza, nel retro della casa durante la 2° guerra mondiale e riprendevano l'attività.
Con la scomparsa anche del più giovane, Olivo, la casa originaria cambiava destinazione e la "Fudina di Fauri" è stata ricomposta in questa cellula museale, presso il palazzo della Regola, a cura del "Gruppo di Ricerche Culturali" di Comelico Superiore.
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| Pagina realizzata da Enrosadira su testo originale del museo. |
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