9 luglioSANT'AUDACE martire

Sant'Audace Sant'Audace Martire era un soldato dell'antica Roma. Secondo la Passio Audace fu incaricato di uccidere Santa Anatolia, rinchiudendola in una stanza con un serpente. Il rettile lasciò incolume la Santa, mentre si avventò su Audace entrato, l'indomani, nella stanza per accertarne la morte. Ma Anatolia salvò il soldato dal serpente e Audace si fece cristiano. Successivamente ambedue furono uccisi di spada. Per la precisione, Audace fu decapitato. Il Martirio di Audace e Anatolia, che nella Passio è fissato al tempo di Decio (249-51) avvenne precisamente il 9 luglio 251. I due Santi furono uccisi nei pressi di Thiora, antica città sabino-romana. Il culto di Audace a partire dal secolo VI-VII si aggiunse a quello delle Sante Vittoria e Anatolia. I corpi di Audace ed Anatolia verso la metà del secolo X furono ritrovati nelle campagne di Thiora dall'abate sublacense Leone III e trasferiti a Subiaco, dove ancora oggi riposano nel monastero di Santa Scolastica. Ed ora vediamo più dettagliatamente quanto scritto nella Passio. Festiano, pieno d'ira per la risposta di Anatolia, chiamò a sé un marso e gli disse: "fa che questa sia rinchiusa in una camera e mandale dentro dei serpenti che la divorino; ti farò dono di molte cose e ti farò mio amico". Gli rispose il marso di nome Audace : "tu comandi che introduca molti serpenti ma io ne introdurrò uno soltanto che la ucciderà immediatamente". Pertanto, essendo stata rinchiusa la beata Anatolia in un'angusta cameretta, il marso vi introdusse un serpente. La santa vergine trascorse tutta la notte fra inni, canti spirituali ed orazioni; con ciò ridusse mansueto quel serpente. Fattasi mattina, il marso, dopo aver invocato i suoi dei Mercurio e Minerva, aprì la porta; ed ecco il serpente gli si avvinghiò al collo e stava per morderlo. Ma la santa Anatolia allungò la sua mano, lo prese e gli disse: "spirito immondo, in nome del mio Signore Gesù Cristo, ti comando: allontanati da lui e da questo luogo; torna al tuo sito". Subito il serpente, pieno di sottomissione, se ne partì e mai più ricomparve. Il marso Audace da quell'istante credette e, gridando, disse: "vero Dio è il Cristo che predica Anatolia!". Udendo Festiano che il marso credeva in Cristo, lo chiamò a sé e gli disse: "anche se essa con arti magiche ti liberò dal serpente, tu mai avresti dovuto, facendo ingiuria agli dei, credere al Cristo e gridare che questi era Dio". Audace rispose: "io crederò nel Cristo Signore Dio, che Anatolia ha invocato, togliendo con le sue mani il velenosissimo serpente dalla mia gola". Riprese Festiano: "Disgraziato! sei ricco d'oro e d'argento ed hai servitù numerosa: perché non temi di morire? Hai moglie e figli: perché lasciare tutte queste cose? ". Rispose Audace: "Io conosco la forza di Cristo, perché l'ho provata; nel suo nome non temo la morte. Non vedi da quale fiera mi ha sottratto la semplice invocazione del suo nome?". Allora Festiano riprese: " un rapporto sul tuo conto ti farà subire la sentenza riservata ai cristiani". Perciò fu condotto in prigione. Il rapporto fece il suo corso e tornò la risposta. In questo frattempo, per esortazione di Sant'Anatolia, Audace diventò cristiano. Poi, andandovi incontro lieto, accolse nel nome di Cristo la sentenza di morte. Il corpo del marso Audace martire, poiché proveniva dall'oriente, fu preso dalla moglie e dai suoi figli i quali, caricato il corpo e tutte le sue robe in nave, partirono verso la loro terra. Quest'ultimo passo della passio ha bisogno di una spiegazione. Il Corpo di Audace prende la direzione verso l'oriente, nel senso che è riportato nella Marsica. La Marsica è appunto ad oriente della Sabina. L'aver caricato in nave il Corpo e le poche robe, indica il traghetto sul lago Fucino, ora prosciugato. Il traghetto avrebbe abbreviato il percorso, ma anche facilitato il trasporto di persone e cose. Audace ha nel nome la vocazione ad azioni ardite che si convengono ad uno che per professione o per necessità deve fare il serparo. I marsi erano conosciuti, fin dalle epoche più remote, come incantatori di serpi e maestri nel manipolare veleni. Tra i marsi ancora oggi sopravvivono cospicue tradizioni che ricordano riti culturali aventi rapporti con i serpenti. Ancora oggi a Celano e Cucullo si celebra la festa dei serpari.

[ Testo di Andrea Del Vescovo ]

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