5 ottobreBEATO BARTOLO LONGO Fondatore

Bartolo Longo nacque a Latiano (Br) nel 1841. Per frequentare gli studi universitari di giurisprudenza, iniziati a Lecce, ma interroti, si recò a Napoli.
L'Università di Napoli fu per il giovane Bartolo un banco di prova, non per gli studi, nei quali eccelleva e che terminò col conseguimento della laurea, ma per la sua fede e la pratica della vita cristiana.
Infatti, il contatto con i professori, patrioti, ma avversi ad ogni idea di cristianesimo, con la goliardia che era sinonimo di scristianizzazione lo misero in crisi,anche se non abbandonò completamente la la preghiera.
La lettura del libro di Rénan "La vita di Cristo" lo disorientò completamente e lo porto a dubitare della divinità di Cristo, del resto Rénan era un razionalista e perciò in aperta opposizione a tutto ciò che sapesse di soprannaturale.
L'incontro con un amico che lo avvio alla pratica dello spiritismo peggiorò la situazione. Nello spiritismo infatti Bartolo pensò di trovare tutte le risposte ai suoi dubbi, al punto che divenne sacerdote dello spiritismo.
Oltre all'allontanamento dal cristianesimo, lo spiritismo e i prolungati digiuni cui si assoggettava per acquistare sempre nuova sensibilità nelle oscure trame, lo portarono a danneggiare la propria salute fisica e mentale, fiaccandogli irrimediabilmente l'apparato digerente ed in particolare l'intestino.
Per sua fortuna, il Professor Vincenzo Pepe, amico e conterraneo, uomo di santa vita, con la sua preghiera e quella di altre sante persone, lo portò a confessarsi dal domenicano Alberto Radente, cosa che avvenne il 29 maggio 1865, nella chiesa di S. Domenico Maggiore in Napoli.
Dopi un mese di colloqui giornalieri, il 23 giugno, rifece la sua Prima Comunione e torna alla vita cristiana. Egli cerca di evangelizzare, gli stessi ambienti che lo hanno visto ribelle diventando lo zimbello degli ex-amici.
Frequenta numerose persone cristiane tra cui la Ven. Caterina Volpicelli, apostola del S. Cuore e la Contessa Marianna Farnararo, pugliese anche lei, vedova del Conte Albenzio De Fusco, proprietaria di terreni in Valle di Pompei.
La distanza dei suoi fondi, l'inesperienza in materia di affari e il numero notevole dei figli, impedivano alla signora di amministrare oculatamente e con profitto i suoi beni.
L'Avvocato Bartolo si offre così di amministrarli gratuitamente, circostanza che lo conduce a Valle di Pompei ai principi di ottobre del 1872.
Valle di Pompei, era un piccolo villaggio a pochi passi dai resti dell'antica città romana, con una piccola chiesa che faceva da parrocchia.
La chiesa era in situazioni precarie: stinta, con le ragnatele e un altare di legno dissestato. Il paese non aveva né scuola, né autrità.
Qui a Valle di Pompei Bartolo rimugina sul tempo passato nella colpa e l'incertezza del perdono del Signore.
Vagando senza meta, in un vicoletto chiamato Arpaia, udì una voce, che gli sussurrava di propagare il Rosario per la propria salvezza.
L'eco lontana di una campana che suonava l'Angelus di mezzogiorno lo piegò in ginocchio sulla nuda terra a pregare fino al raggiungimento di una pace mai gustata.
Si mise così subito all'opera: prima catechista,quinndi collaboratore parrocchiale, animatore, organizzatore di feste popolari e religiose.
Organizzò anche una Missione Popolare affidata a tre Sacerdoti secolari della Diocesi di Castellammare di Stabia, nella prima metà del novembre 1875.
Quello che occorreva era allora un'immagine della Madonna del Rosario, che si sarebbe forse potuta trovare a Napoli.
Vi si reca il 13 novembre 1875 pensando di acquistare un quadro già visto altre volte in un negozio, ma l'incontro provvidenziale col suo confessore Alberto Radente cambia la storia. Padre Radente aveva acquistato, molti anni prima un quadro della Madonna del Rosario da un rigattiere allo scopo di sottrarlo a quella profanazione fra il ciarpame, per sottrarlo all'incamento dei beni della Chiesa da parte dello Stato, aveva consegnato il quadro a Suora maria Concetta De Litala del Rosariello di Porta Medina, che lo custodiva gelosamente. Padre Radente donò a Bartolo il quadro, che seppure non bello e privo di valore, sarebbe stato adatto ad una chiesa di campagna. Il quadro, di dimensioni notevoli, viene affidato a Angelo Tortora, un contadino di Valle di Pompei, che si trovava a Napoli per dei trasporti. Il contadino aveva caricato il suo carretto del letame delle stalle dei signori di Napoli da distribuire ai contadini di Valle per la concimazione dei campi e su quel carico fu adagiato il quadro avvolto in un lenzuolo.
Il pittore, Guglielmo Galella, riproduttore delle immagini dipinte negli Scavi dell'antica Pompei, ritoccò il quadro.
Nel frattempo giunse a Pompei il Vescovo di Nola, Valle di Pompei faceva parte della sua Diocesi. Egli si rallegrò del nuovo fermento di fede e dell'opera dell'avvocato, e da saggio pastore, guardando lontano, invitò alla costruzione di una chiesa nuova. indicando quale fosse il terreno da acquistare.
Cominciano così le peregrinazioni per i casolari di Valle per trovare i fondi. Anche la Contessa De Fusco, sulle prime restia, si incoraggiò a chiedere e fu a lei che toccò di essere testimone del primo prodigio operato dalla Madonna sotto il titolo del Rosario di Pompei. Il 3 febbraio 1876 recatasi in casa Lucarelli a Napoli per chiedere la sottoscrizione di un soldo al mese per la costruzione di una chiesa a favore dei poveri contadini di Valle, trovo la disponibilità della signorina Anna. Anna parlò alla Contessa De Fusco della nipotina dodicenne Clorinda affetta da una forma grave di epilessia giudicata inguaribile dal celebre Professor Cardarelli. Il 13 febbraio, giorno in cui l'immagine della Madonna, restaurata alla meglio, veniva esposta in Pompei alla pubblica venerazione e il popolo si impegnava nella recita del Rosario, Clorinda guariva perfettamente. Era il primo di una lunga serie di miracoli, che costelleranno la storia del Santuario di Pompei.
Il fervore derivante dall'incalzare dei prodigi spinge il Vescovo a porre immediatamente la Prima Pietra del futuro tempio e Bartolo Longo propone la data dell'8 maggio, festa, allora, di S. Michele Arcangelo, venerato al Monte Gargano, sotto la cui protezione voleva porre la chiesa.
Per la chiesa si decise di non ricorrere ad un architetto per via dei costi, ma la Provvidenza Divina portò l'architetto Antonio Cua a offrie i suoi servizi per rifare il progetto e dirigere gratuitamente i lavori.
La tela della Madonna, seppure restaurata dal pittore Galella, appariva ancora assai dozzinale, allora il Professor Federico Maldarelli dell'Accademia di Napoli si offrì di intervenire.
Con l'aiuto del Signor Francesco Chiariello, che mise in atto la sua vasta esperienza in materia di restauro, egli rese alla tela un aspetto tutto nuovo; per di più l'immagine di Santa Rosa fu mutata, per volere di Bartolo Longo, in quella di S. Caterina da Siena, che egli era solito chiamare sua sorella e figlia primogenita di S. Domenico.
L'8 maggio 1887 viene consacrato il nuovo altare ed è inaugurato il trono della Madonna. In quel giorno nasce anche la prima Opera sociale di Pompei, l'Orfanotrofio Femminile ad esclusivo carico del Fondatore unitamente alla Contessa Marianna De Fusco, divenuta, dal 1 aprile 1885, sua consorte.
La prima bambina, orfana di ambo i genitori, è di Venezia e si chiama Maria. Ben presto saranno cinque, poi quindici, poi cominciano a non contarsi più.
Il 6 maggio 1891 viene consacrata la nuova chiesa e il 24 maggio dello stesso anno Bartolo Longo lancia un appello ai devoti della Madonna e agli uomini di buona volontà di tutto il mondo per la fondazione di un'Opera per i Figli dei Carcerati.
L'anno dopo veniva accolto il primo figlio di carcerato, un calabrese, che poi diventerà Sacerdote; fu un'opera gloriosa, ma combattuta dalla cultura, dalla scienza positivista del tempo, che non riconosceva la educabilità del figlio del delinquente. I fatti e gli scritti di Bartolo Longo dimostreranno il contrario.
Su Bartolo vennero scritte ingiuriose calunnie fatte arrivare sul tavolo di Papa Pio X. Consigliati da padre Ludovico da Casoria Bartolo e la contessa il 12 settembre 1906, donano l'Opera di Pompei al Papa.
Papa Pio X, venuto a conoscenza della verità, mostrò grande stima per il Fondatore della nuova Pompei e approvò la Pia Unione Universale per la recita del Rosario in comune e nelle famiglie, proposta dal Longo, volendo esserne il primo iscritto.
Nel 1921, all'età di 80 anni, Bartolo Longo riuscì a completare la sua opera di redenzione, aprendo l'Istituto per le Figlie dei Carcerati, "l'ultimo voto del cuore", che seguiva al Santuario, ormai diventato Basilica Pontificia, al culto del Rosario diffuso nel mondo, alla preghiera universale simultanea: la Supplica alla B.V. del Rosario l'8 Maggio e la Prima Domenica di Ottobre, alla promozione del Movimento Assunzionista per ottenere la definizione del dogma dell'Assunzione di Maria, all'Orfanotrofio Femminile, all'Istituto per i Figli dei Carcerati, all'Istituto per le Figlie dei Carcerati, alla Congregazione femminile delle Suore Domenicane Figlie del S. Rosario di Pompei, con lo scopo primario di assistenza e di educazione dei bambini e delle ragazze delle Opere, al monumento alla Pace Universale, costituito dalla facciata del Santuario, frutto di un plebiscito mondiale (1901), alle Case Operaie per i dipendenti, alla tipografia con annessa legatoria anche artistica, alle officine, alla scuola di arti e mestieri, attività trasformate successivamente in scuole, Bartolo Longo realizzò tutto ciò con la fede e la preghiera.
Si spense il 5 ottobre 1926, le sue spoglie mortali sono nella cripta del Santuario.
Il 26 ottobre 1980, il Papa Giovanni Paolo II, già pellegrino a Pompei, lo proclamava Beato.


[ Immagine inviata da Edoardo Ventimiglia (Napoli)]
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