| 19 maggio | SANTI CALOGERO (CALOCERO) E PARTENIO | martiri |
Calogero e Partenio, santi, martiri a Roma, ricordati nella Depositio Martyrum, come sepolti nel Cimitero di Callisto nella regione detta di Eusebio. Nominati nella lapide posta nel portico di S. Silvestro in Capite si volevano qui traslati. Il Piazza nella Gerarchia Cardinalizia del 1703 li dice sepolti a S. Sisto sulla Via Appia. In questa chiesa sono indicati da una lapide, dietro alla quale è un cofanetto contenente reliquie, murata nella parete sinistra.
M.R.: 19 maggio - A Roma, sulla via Appia, il natale dei santi Calogero e Partenio eunuchi. Il primo era maestro di camera della moglie dell'Imperatore Decio, l'altro primicerio di un altro ufficio: ambedue non volendo sacrificare agli idoli, per ordine del medesimo Imperatore, furono tormentati con vari crudeli supplizi, e finalmente percossi nel capo con un palo infuocato, resero lo spirito a Dio.
[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]
Calocero e Partenio, martiri a Roma. Il ricco patrizio Mauro Furio Emiliano, cristiano fervente e convinto fu per due volte console; una prima volta nel 244 con Peregrino, la seconda volta nel 249 con Giunio Aquilino. Emiliano morì mentre era al potere; la sua vita si svolse in incarichi di fiducia per conto dello stato, prevalentemente in Oriente. Probabilmente proprio per questa sua permanenza nelle regioni orientali alla figlia Callista o Callistene diede il prenome di Anatolia, che significa appunto l'Orientale. Emiliano era dunque il padre di Sant'Anatolia, martire in Sabina. Il console Emiliano prima di morire aveva disposto sia per la tutela della figlia, sia per la vendita dei beni in favore dei cristiani poveri. Come esecutori dei suoi voleri aveva scelto i cristiani Calocero e Partenio, eunuchi di Trifonia, moglie di Decio. Secondo Pietro De Natalibus Triphonia si sarebbe convertita al cristianesimo; morta santamente, è venerata il 18 ottobre. E' ricordata nel Martirologio Romano e altrove. Dalla stessa fonte si apprende che Calocero "erat praepositus cubiculi" cioè cameriere; Partenio invece "erat primicerius" cioè primo nei diversi incarichi, maggiordomo. Nella Passio il prefetto Libanio li chiama fratelli. Mentre i due tutori eseguono l'incarico lasciato loro da Emiliano, sono riconosciuti come cristiani; subiscono il processo e il Martirio. Calocero e Partenio sono denunciati al Re Decio per il fatto che il console Emiliano prima di morire aveva affidato a quegli eunuchi di Decio la sua figlia Anatolia. Mandatili a chiamare e presentatisi, il re disse loro: "sento dire che vi siete fatti cristiani sacrileghi e che avete dilapidato tutto il patrimonio del console Emiliano: e, per giunta, sua figlia è talmente sedotta, da godere che voi avete esaurito le ricchezze lasciatele dal padre, erogandole a persone di pochissimo conto". Calocero rispose: "noi eseguiamo ciò che ci fu comandato dal nostro signore terreno: infatti il console Emiliano fu un vero seguace di Cristo e lasciò i suoi beni per essere distribuiti ai poveri". Re Decio disse: "preparatevi a sacrificare agli dei immortali, perché possa esser mitigata la mia sentenza riguardo a voi". Calocero rispose: "non temo la tua sentenza, ma (quella) di Dio: il tuo giudizio infatti vale per il presente e non per il domani; invece l'ira di Dio punisce con pene eterne coloro che, all'infuori di Lui, venerano un'altra divinità…". Seguono il dialogo tra Decio e Partenio e il dibattito di Calocero e Partenio con il Prefetto Libanio. Quest'ultimo infine ordinò che fossero bruciati vivi. Gettati nel fuoco rimasero illesi; l'esecutore allora pieno d'ira prese un bastone ardente, li colpì duramente alla testa e i due martiri spirarono lodando Dio. Ciò avvenne nel 250. Il sicario, come vide che erano spirati, partì per segnalare la loro fine. Ma subito i corpi dei Santi furono portati via dai cristiani. Libanio aveva ordinato che i corpi fossero gettati insepolti in mezzo alla selva, ma i carnefici, tornando indietro, riferirono di non aver trovato nessuna traccia dei loro corpi. Santa Anatolia, dopo che i suoi domestici avevano rapito i corpi dei Santi, con le sue mani li compose nella cripta ove (poi) fu sepolto San Sisto Papa ed ivi con ogni cura li seppellì ed ornò anche con colonne di porfido le loro tombe donde fino ad oggi si moltiplicano i benefici del loro martirio. Quest'ultima parte della Passio di Calocero e Partenio contrasta con la Depositio Martyrum, la quale afferma che nel 304 Calocero e Partenio furono deposti nel cimitero di Callisto. Il De Rossi, che teneva in gran conto la Passio, avanzò l'ipotesi che il martirio fosse avvenuto nel 250 e che nel 304 ci sia stata solo una traslazione. Nel testo della Biblioteca Sanctorum c'è scritto che "la natura della Depositio Martyrum e il tempo in cui essa fu redatta (336) propendono a fare accettare come più probabile il 304 come data del martirio di Calocero e Partenio". La cosa a mio avviso non corrisponde a verità, secondo me è più attendibile la data del 250, perché Anatolia, che fu appunto affidata a questi 2 Santi, subì il martirio il 9 luglio del 251; non possono esserci 53 anni di differenza tra il martirio di Calocero e Partenio e quello di Anatolia, ma al massimo 2 o 3 !!! Il Martirologio Geronimiano (codice Epternacense) così riporta: " Romae natalis Caloceri et Parthenii, eunucorum Decii imperatoris et uxoris eius". Il Geronimiano commemora i due Santi l'11 febbraio, data confermata da un graffito scoperto nel cimitero di Callisto. La data esatta è invece il 19 maggio, perché la Passio attuale, quella perduta e la Depositio Martyrum riportano chiaramente al 19 maggio il loro dies natalis. Come si spiega allora la data dell'11 febbraio? Si potrebbe avanzare l'ipotesi che l'autore del graffito abbia voluto ricordare con quella data il giorno della sua visita al cimitero di Callisto e non il dies natalis dei due martiri. Quella data poi molto probabilmente entrò erroneamente nel Geronimiano come dies natalis dei 2 martiri. Si potrebbe anche pensare che l'11 febbraio ricordi la data della traslazione dei 2 martiri in una basilica romana. A Roma i Santi Calocero e Partenio sono venerati nella chiesa dei Santi Siro e Silvestro in Campo Marzio. Le loro reliquie furono trasportate in Francia, e si ha notizia che prima del 1074 fossero venerate nel monastero di Monte Mauro nella Diocesi di Catalogna.
[ Testo di Andrea Del Vescovo ]
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