16 ottobreSANTA EDVIGE religiosa

Nacque in Baviera verso l’anno 1174. Ebbe sette figli dal suo matrimonio con il principe di Slesia. Condusse una vita devota, fu benefica verso i poveri e i malati, per i quali fondò diversi ospedali. Il momento più drammatico della sua vita fu quando dovette andare a cercare sul campo di battaglia il figlio primogenito ucciso nello sforzo di contrapporsi all’invasione dei Tartari. Trascorre la sua vedovanza come "oblata" delle Cistercensi di Trebnitz. Faceva tutto per piacere solo a Gesù dal quale attendeva la meritata ricompensa. E questa venne nel 1243. Proclamata santa nel 1267, è considerata particolare patrona della Slesia una delle regioni della Polonia.


Dalla "Vita di santa Edvige" scritta da un autore contemporaneo
Ben sapendo la serva di Dio che le pietre vive, che sono destinate alla costruzione della Gerusalemme celeste, devono essere rifinite in questo mondo a colpi di contrarietà e di umiliazioni, e che per salire alla felicità eterna ed alla patria gloriosa bisogna passare per molte tribolazioni, si espose totalmente ai rovesci delle sofferenze, e senza compassione logorò il suo corpo con molti flagelli. Si macerò infatti ogni giorno con digiuni ed astinenze. Quanto più spesso si dava alla mortificazione del corpo, in cui tuttavia usava intelligente discrezione, tanto più speditamente avanzava nel vigore dello spirito e nell’aumento della grazia, continuamente alimentata dal fuoco del divino amore e della devozione. Infatti assai spesso era trasportata in alto e si intratteneva con Dio con desiderio tanto infuocato che, resa insensibile, non avvertiva più la presenza di questo mondo. Come con la devozione dell’anima tendeva sempre a Dio, così si chinava verso il prossimo con la sua benefica carità. Dava generosamente l’elemosina ai bisognosi, elargiva benefici a comunità e persone religiose, sia fuori che dentro i monasteri, fu munifica con le vedove e gli orfani, coi malati e i deboli, coi lebbrosi e i carcerati. E siccome questa serva di Dio non trascurò mai di compiere tutto il bene che poteva, Dio le concesse una particolare grazia. Quando si sentiva umanamente del tutto esaurita e priva di forze, con la potenza divina della passione di Cristo riusciva ancora a fare ciò che la necessità del prossimo richiedeva da lei. Perciò a quanti ricorrevano a lei per la salute dell’anima e del corpo, a tutti portava aiuto secondo il beneplacito della divina bontà.



[ Testo e immagine tratti dal sito a cura dei Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero San Vincenzo M. ]

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