Ercolano e Taurino
, santi, martiri di Porto, loro reliquie sono dal 1931 nella nuova urna posta sotto l’altare maggiore di S. Giovanni Calibita. Sono ricordati nella Depositio Martyrum al 5 settembre: "Aconti in Porto, et Nonni, et Harculani et Taurini". Di Aconzio sappiamo solamente che ebbe un "titulus Sanctii Acontii" sulle rive del Tevere, Nonno fu realmente un martire di Porto. I loro resti pervennero alla chiesa dell’Isola Tiberina per ordine del futuro papa Formoso (891-896) che qui li fece portare con le spoglie di Nonno. Allo stesso pontefice si deve la traslazione, in questa chiesa, di Ippolito e di Giovanni Calibita. Le spoglie di tutti questi santi, con l’esclusione di quelle di Nonno e di Aconzio, furono rinvenute nel 1640 durante la ricostruzione del tempio. Il 4 marzo del 1742, in occasione della consacrazione dell’altare maggiore operata dal cardinale vicario Giovanni Antonio Guadagni mediante le reliquie non insigni dei martiri Zosimo e Faustina, furono ricollocati i corpi di Mario, Marta, Audiface, Abaco e quelli di Ippolito e Ercolano. Si ebbero varie ricognizioni delle loro spoglie nel 1699, 1737, 1851 e 1931. Alcune reliquie di Ercolano e Taurino furono traslate a S. Lorenzo in Damaso nella confessione voluta, nel 1737, dal cardinale Pietro Ottoboni.
M.R.: 5 settembre - A Porto Romano, la passione di sant’Ercolano soldato, il quale, sotto l’Imperatore Gallo, per la fede di Cristo fu battuto con flagelli e decapitato.
[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]
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