16 settembreSANTA EUFEMIA martire

Eufemia, morì martire a soli 15 anni. L'esatta data del suo martirio ci è giunta nei "Fasti Vindobonenses priores" ed è il 16 settembre del 303, durante la persecuzione di Diocleziano.
Il culto della santa nasce però dopo il Grande Concilio tenutosi nella basilica di Calcedonia (451-52) e da lì si estese gradualmente a tutta la cattolicità.
Alla santa bengono ovunque dedicate chiesa e viene scritta la sua passio. Legata al concilio stesso, viene decisa la festa dell'11 luglio in onore di san Eufemia Eufemia protettrice dell'ortodossia, festa inclusa nel Martirologio Geronimiano e nei calendari orientali.
La data dell'11 luglio è legata al miracolo, raccontato nel Sinassario Costantinopolitano, relativo alle due professioni di fede: quella ortodossa e quella eutichiana. Entrambe erando state poste sul petto della santa, ma alla riapertura dell'urna debitamente sigillata, si trovò il testo ortodosso stretto nelle mani della santa e quello ereticale sotto i suoi piedi. In realtà del culto della santa ne parla nella sua XI Omelia (databile tra il 380 e il 410) il vescovo Asterio di Amasea, i cristiani di quella città le avevano eretto un monumento sepolcrale e ne celebravano ogni anno la festa durante la quale nelle omelie venivano raccontati i particolari del martirio.
Lo stesso Asterio racconta inoltre il martirio della santa descrivendo le immagini viste in una chiesa a lei dedicata rappresentanti il processo, la tortura (alla santa vennero strappati i denti), la prigionia affrontata in preghiera e il martirio sul rogo, ma questo contrasta con l'iconografia dove sant'Eufemia è quasi sempre raffigurata con la ruota della tortura e con i leoni.

Sant'Eufemia è particolarmente venerata a Rovigno, città di cui è copatrona: la leggenda popolare narra che in contrada Santa Cruz, approdò miracolosamente il 13 luglio dell'800, galleggiando sul mare, e proveniente da Costantinopoli, la pesante arca marmorea di Santa Eufemia da Calcedonia, in una notte da tregenda con onde gigantesche che gettarono l'arca suglli scogli di quello che allora era l'Isola di Rovigno.
I rovignesi, accorsi in gran numero, si avvidero che l'arca nel suo prodigioso arrivo aveva scavato una sorta d'insenatura e, convinti dal fatto miracoloso, vollero portare l'arca entro le mura di Rovigno ma non riuscirono nè in tale impresa nè a scoperchiare il sarcofago. La notte successiva ad una pia rovignese apparve in sogno una splendida giovinetta, che le rivelò di essere Sant'Eufemia, la martire di Calcedonia, dandole precise "istruzioni" per spostare la pesante arca in pietra, ovvero le "ingiunse di aggiogare all'arca stessa le due ancor vergini vaccherelle che le aveva dato il Signore, e di lasciar poi che desse la conducessero colà dove a Lui stesso fosse meglio piaciuto. Nè al dì vegnente tardò guari la pia vedova a mettere in esecuzione il celestial comando; ed alla vista di tutti quell'enorme peso è sollevato facilissimamente dalle due vaccherelle, e condotto fino alla sommità del monte, dove poi si arrestò presso l'antica Chiesuola intitolata a S. Giorgio Martire".
Il riconoscimento delle spoglie come quelle della martire calcidoniese venne poi confermato, almeno così si narra, da una pergamena ritrovata a fianco della santa una volta scoperchiato il sarcofago. A testimonianza del miracoloso evento venne fatta erigere una colonna quadrangolare. Sino dagli inizi del 1800 il popolo faceva uso devozionale della sua acqua ritenendola miracolosa.



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