| 8 luglio | BEATO EUGENIO III | papa |
Anche il Beato Eugenio III ha avuto la Sabina nel suo destino. Eugenio era un monaco cistercense, entrò nell'Ordine dopo un incontro con San Bernardo. Nel 1125 fu nominato Abate di Farfa Adinolfo I (già prelato di Scandriglia) il quale desideroso di riforma per il monastero di San Salvatore, inviò per un anno nel 1140 la famiglia cistercense al cenobio scandrigliese. E appunto questo l'anno della permanenza a Scandriglia del monaco Pier Bernardo da Pisa futuro pontefice Eugenio III. Lo stesso giorno della morte di Papa Lucio II, il 15 febbraio 1145 in mezzo ai tumulti i cardinali si riunirono per proclamare il nuovo pontefice. Fu eletto l'abate del convento dei SS. Vincenzo ed Anastasio alle Tre Fontane, un pisano, forse della famiglia dei Paganelli di Montemagno, che assunse il nome di Eugenio III. Il nuovo pontefice si rifiutò di riconoscere la nuova costituzione repubblicana della città, ed i senatori gli sbarrano la strada verso San Pietro per la sua consacrazione. Eugenio in pratica fu costretto ad allontanarsi da Roma e riparare nella Sabina per raggiungere l'Abbazia di Farfa, ove fu consacrato il 18 febbraio 1145. In attesa degli eventi trasferì la sua sede a Viterbo. Gli abitanti di Roma erano in rivolta perché reclamavano per la città le libere istituzioni comunali con elezione diretta dei senatori. Mentre il Papa era fuori i romani sfogarono la loro rabbia millenaria saccheggiando torri e palazzi appartenenti a nobili e cardinali; abolirono la prefettura rappresentativa del potere imperiale ed elessero un patricius con ampi poteri rappresentativi del Senato e del popolo. Dopo aver formato una sorta di lega tra i nobili della campagna romana per isolare la città, Eugenio III giunse ad un compromesso con i romani. Secondo l'accordo i romani avrebbero dovuto rimettere in carica il prefetto, deporre il patricius e prestare omaggio al pontefice che a sua volta permetteva la conservazione del Comune, ma con investitura pontificia. A queste condizioni Eugenio III poté rientrare a Roma nel Natele 1145. Era un compromesso destinato a durare poco, il pontefice non riuscendo a vivere in una città in continua tensione nel marzo 1146 ritornò di nuovo a Viterbo. Nel 1147 Eugenio III si trasferì in Francia. A Roma intanto il Comune restò in piana attività; il popolo romano era sobillato da agitatori come Arnaldo da Brescia, un vero trascinatore di folle. Costui definiva il papa "non uomo apostolico, ma uomo di sangue". Verso la fine del 1148 Eugenio III tornò in Italia, si recò a Viterbo e da lì ai primi del nuovo anno si avventurò nelle vicinanze di Roma. Radunò attorno a se fedeli e mercenari. Strinse un alleanza con il re Ruggero il normanno e con l'apporto delle sue truppe tentò di rientrare a Roma, ma i repubblicani riuscirono a respingere l'attacco. Successivamente sia i repubblicani romani che il Pontefice cercano di chiedere aiuto a Corrado III di Germania. La richiesta di Eugenio III venne rifiutata, perché il Papa si era alleato con Ruggero, che a sua volta aveva allacciato accordi con Guelfo IV ai danni dello stesso Corrado. Quest'ultimo diede invece credito alle richieste dei Romani, poiché la repubblica era disposta a mettersi al limite sotto la protezione imperiale, pur di abbattere definitivamente il dominio temporale dei papi. Corrado nel settembre del 1151 si accinse quindi a scendere in Italia. Eugenio III che vagava nell'alto Lazio (tra Segni e Fermentino) riuscì però nel gennaio 1152 a stringere un accordo con lo stesso Corrado, tradendo Ruggero. Ma il 15 febbraio Corrado morì. Il 5 marzo salì sul trono di Germania suo nipote, il famoso Federico Barbarossa. Sia i Romani che i Pontefici cercarono di assicurarsi l'appoggio del Barbarossa, in cambio della corona imperiale. Il Barbarossa però preferì il Pontefice, stipulando con quest'ultimo nel marzo del 1153 il famoso patto do Costanza. Il Barbarossa nel patto promise anche di reintegrare in Roma il potere pontificio anche nel suo carattere temporale e di spazzare via la repubblica. Alla notizia delle trattative che avrebbero portato al patto di Costanza la
Eugenio III, papa, Bernardo forse dei Paganelli di Montemagno beato, di Pisa, 18 febbraio 1145 - 8 luglio 1153, fu confermato il suo culto il 3 ottobre 1872. Sepolto nell’antica basilica di S. Pietro in Vaticano, vicino a Gregorio III, nell’oratorio che custodiva la reliquia della Santa Lancia, la sua tomba andò perduta.
M.R.: 8 luglio - A Roma il Beato Eugenio terzo, Papa, il quale, dopo aver governato con gran fama di santità e prudenza il cenobio dei santi Vincenzo ed Anastasio alle Acque Salvie, eletto Sommo Pontefice, santissimamente governò la Chiesa universale. Il culto poi, da tempo immemorabile prestatogli, fu ratificato e confermato dal Papa Pio nono.
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