18 agostoSANTI FLORO E LAURO martiri

Floro e Lauro, fratelli gemelli, nacquero a Bisanzio. Istruiti dai maestri Proclo e Massimo, impararono l'arte della scultura. Questa loro passione li portò a lasciare la città natale per trasferirsi ad Ulpiano, città che si trovava nella regione della Dardania e dove esercitarono presso il preside e console Licone. Dopo alcuni anni Floro e Lauro furono mandati a chiamare, tramite lettera a Licone, da Licinio, figlio dell'imperatrice Elpidia, con la richiesta di costruire un tempio in onore agli dei e promettendo ricchi doni se questa fosse stata costruita nel più breve tempo possibile. I due fratelli con gli altri operai iniziarono i lavori ma, mentre di giorno lavoravano, di notte pregavano ed elargivano denaro ai poveri. Queste loro virtù li portarono a compiere dei miracoli, il più evidente fu quello che operarono su Alessandro, figlio di Anastasio, sacerdote pagano. Egli mentre assisteva ai lavori nel tempio fu colpito in un occhio da una scheggia e gli fu data la vista all'occhio offeso quando, grazie a Floro e Lauro, Alessandro si convertì nella fede di Cristo, a tale prodigio anche il padre si convertì alla loro religione. Terminata la costruzione del tempio Floro e Lauro ed altri cristiani vi si recarono di notte cantando e portando innanzi la Croce di Cristo, giunti che furono al tempio, gettarono a terra tutti gli idoli e con delle corde li trascinarono fino a spezzarli. Questo episodio arrivò all'orecchio di Licinio, il quale ordinò che tutti gli amici di Floro e Lauro fossero legati e gettati in una fornace ardente mentre ai due fratelli propose il perdono se essi avessero sacrificato agli dei ma rifiutarono e furono per questo flagellati. Dopo la prima punizione furono tradotti dal console Licone e durante il trasporto ci fu un' altro miracolo cioè quello della conversione nella fede di Cristo dei due soldati che li accompagnavano.Giunti dinanzi a Licone, Floro e Lauro gli dissero: "abbiamo completato la costruzione, l'abbiamo venerata,abbiamo abbattuto le divinità, abbiamo convertito alla fede di Cristo i soldati che vedi con noi ed ora siamo sotto la tua autorità". Licone disse chiaramente: "se voi oggi non offrirete in sacrificio agli dei, dopo aver ricevuto i più feroci tormenti sarete condannati a morte. Risposero i santi: "fai quello che ti proponi preconsole, a noi non è concesso essere riverenti alla tua volontà. Non perdere tempo, non ci rimuoverai con i tuoi discorsi". Allora il terrifico console ordinò che fossero buttati in un pozzo. Giunti al luogo del supplizio i Santi pregarono Iddio dicendo: " Dio della giustizia, nostro Dio, Dio che hai desiderato la nostra salvazione ascolta la nostra preghiera: Tu che hai la facoltà sulla vita e sulla morte, fa si che quest'acqua del pozzo sia un purificazione per la nostra nuova nascita, per la grazia del Tuo spirito di bene. Accogli le nostre anime nella pace, fa si che riposiamo nel luogo di quelli che vivono la vita eterna, nella casa dei celesti, fa che coloro che rimembreranno il nostro ricordo possa aiutarli alla conduzione alla salvezza e alla vita eterna". Espresse queste cose si sentì una voce dal cielo: "Giungete a me, lavoratori della mia vigna io vi rifocillerò". Udita questa voce i martiri pieni di fede furono buttati nel pozzo ed emisero la loro anima a Dio. Dopo molti anni, passata l' oppressione, alcuni cristiani trovarono nel luogo dove vi ergeva il pozzo i corpi dei Santi dal quale emanava un profumo inspiegabile. Dai loro resti sono stati create delle reliquie che oggi sono esposte nella piccola chiesa di San Nicola Vescovo. La devozione ai Santi martiri è talmente grande che si estese anche in Asia minore e in Grecia.



Era il settembre del 1764 quando la piccola cittadina di S. Floro, che allora poteva contare 700 abitanti, si svegliava un mattino ed apprese che erano improvvisamente morte una dozzina di persone. La peste era entrata nel paese. La violenza dell'epidemia lasciò sgomenti i testimoni dell'epoca: mai, prima di allora, una calamità fece tante vittime umane. La peste proseguì a seminare dolore fino al maggio dell'anno dopo, quando, visto che nessun rimedio pose fine al flagello, i sanfloresi dell'epoca, riunitesi nella Chiesa di Santa Caterina Vergine con a capo il sindaco Don Cesare Zolea ed altri personaggi illustri del tempo, decisero di chiedere al Patrono S. Floro, la sua intercessione presso Dio affinchè sospendesse il flagello della peste.Nello stesso tempo fu fatto voto solenne e perpetuo, che per ogni domenica di maggio di ciascun anno si facesse pubblica processione di mortificazione ed in segno di ringraziamento offrire cinque rotoli di cera bianca lavorata al Santo Protettore. Era il 12 maggio 1765. Del voto solenne e pubblico veniva stilato un atto notarile con rògito di notar Angelo Vincenzo Caccavari. Dallo stesso mese di maggio, si cominciò ad avere la sensazione che il voto fatto al Patrono avesse avuto il sospirato risultato della cessazione di un male che rovinava da più mesi la terra di S. Floro. Infatti di lì a poco la peste abbandonò definitivamente la popolazione di San Floro.


[ Testo e immagine di Vincenzo Genovese - San Floro (RC) ]


Sull'argomento il dott. Antonio Bressi ha scritto il libro "I santi Floro e Lauro".


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