6 agostoTRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
IN TRANSFIGURATIONE DOMINI
festa

Il Divin Redentore Gesù aveva già predicato il vangelo dell’Amore per tutta la Palestina, e si era già scelti, fra i molti che lo seguivano, dodici prediletti che chiamò apostoli, ma la Buona Novella non era ancora stata compresa che in piccola parte: i suoi discepoli restavano ancora dubbiosi e tiepidi. Per confermare nella fede almeno i più amati fra gli apostoli, dopo aver tutti istruiti sulla sua futura passione e sul rinnegamento del mondo, "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come luce". C’è in questo episodio una netta contrapposizione all’agonia dell’orto del Getsemani. L’alto monte, non meglio identificato nel vangelo, è quasi concordemente ritenuto il Tabor, che si erge nel cuore della Galilea e domina la pianura circostante. La Trasfigurazione, che fa parte del mistero della salvezza, è ben degna di una celebrazione liturgica che la Chiesa, sia in occidente come in oriente, ha comunque celebrato in vario modo e in date differenti, finché papa Callisto III elevò di grado la festa, estendendola alla Chiesa universale, per ricordare la vittoria riportata nel 1456 a Belgrado contro i Turchi e di cui giunse notizia a Roma il 6 agosto.

Dal "Discorso tenuto il giorno della Trasfigurazione del Signore" da Atanasio sinaita, vescovo
Il mistero della sua Trasfigurazione Gesù lo manifestò ai suoi discepoli sul monte Tabor. Egli aveva parlato loro del regno di Dio e della sua seconda venuta nella gloria. Ma ciò forse non aveva avuto per loro una sufficiente forza di persuasione. E allora il Signore, per rendere la loro fede ferma e profonda e perché, attraverso i fatti presenti, arrivassero alla certezza degli eventi futuri, volle mostrare il fulgore della sua divinità e così offrire loro un'immagine prefigurativa del regno dei cieli. E proprio perché la distanza di quelle realtà avvenire non fosse motivo di una fede più languida, li preavvertì dicendo: Vi sono alcuni fra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nella gloria del Padre suo (cfr. Mt 16, 28). L'evangelista, per parte sua, allo scopo di provare che Cristo poteva tutto ciò che voleva, aggiunse: " Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E là fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui " (Mt 17, 1-3). Ecco le realtà meravigliose della solennità presente, ecco il mistero di salvezza che trova compimento per noi oggi sul monte, ecco ciò che ora ci riunisce: la morte e insieme la gloria del Cristo. Per penetrare il contenuto intimo di questi ineffabili e sacri misteri insieme con i discepoli scelti illuminati da Cristo, ascoltiamo Dio che con la sua misteriosa voce ci chiama a sé insistentemente dall'alto. Portiamoci là sollecitamente. Anzi, oserei dire, andiamoci come Gesù, che ora dal cielo si fa nostra guida e battistrada. Con lui saremo circondati di quella luce che solo l'occhio della fede può vedere. La nostra fisionomia spirituale si trasformerà e si modellerà sulla sua. Come lui entreremo in una condizione stabile di trasfigurazione, perché saremo partecipi della divina natura e verremo preparati alla vita beata. Corriamo fiduciosi e lieti là dove ci chiama, entriamo nella nube, diventiamo come Mosè ed Elia, come Giacomo e Giovanni. Come Pietro lasciamoci prendere totalmente dalla visione della gloria divina. Lasciamoci trasfigurare da questa gloriosa trasfigurazione, condurre via dalla terra e trasportare fuori del mondo.

Per i devoti del Santo Volto, è una festa fondamentale. Sul Tabor vediamo la luce splendente del volto glorioso di Gesù a testimonianza della sua origine divina. Sul Calvario vedremo, poi il Volto del Servo Sofferente, dell’Agnello di Dio, innocente ed immolato per noi. Il valore di questa Passione, la cui crudeltà è impressa sul telo sindonico, sarebbe incompleta se non ci fosse stato questo episodio che testimonia che sulla Croce non muore solo una persona innocente ma il Cristo che offre al Padre, nel suo sacrificio, i nostri peccati. Pietro è abbagliato dalla luce del Tabor, come saremmo stati tutti noi, e vorrebbe che questo momento non finisse mai. La realtà però lo porta giù dal monte perché ancora la Storia si deve compiere, ancora ci sarà da percorrere il Calvario, da passare la Pasqua e la Pentecoste nel Cenacolo.

[ Testo e immagine tratti dal sito a cura dei Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero San Vincenzo M. ]

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