| 16 febbraio | SANTA GIULIANA DI NICOMEDIA | martire |
Secondo il testo delle "passiones", Giuliana era la sola della sua famiglia ad appartenere alla religione cristiana e suo padre Africano era seguace zelante delle divinità pagane. Promessa in matrimonio a un pagano di nome Evilasio, essa dichiarò dapprima che avrebbe sposato solo il prefetto della città, ma, accettata questa condizione, ne rimaneva un'altra: ella non voleva sposare un pagano. Evilasio, allora, irritato dalle esigenze della giovane la fece comparire davanti al suo tribunale. Niente riuscì a farla ritornare sulla sua decisione, né i tormenti, né la prigione. Finalmente fu condannata alla decapitazione consumando così il suo martirio. Insieme a Santa Giuliana subì il martirio la sua amica Santa Barbara. Questo avvenne presso Scandriglia (Rieti), nella zona campestre indicata nei codici antichi con una espressione generica "ad aram solis" o "in loco solis" (denominazione della zona costa del sole oggi denominata Santa Barbara). Il martirio avvenne verso al tempo dell'imperatore Massimiano. Da notare che anche Santa Barbara era nata a Nicomedia (oggi Ismit o Kocael in Turchia). Tra il 286 ed il 287 Barbara si trasferì presso la villa rustica di Scandriglia poiché il padre Dioscoro, fanatico pagano e collaboratore dell'imperatore Massimiano Erculeo, ebbe in dono da quest'ultimo ricchi e vasti possedimenti in Sabina. Le reliquie di Santa Giuliana attraverso i secoli furono traslate in diverse località.
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