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M. Bakhita nacque a Olgossa di Darfur nel Sudan nel 1869. A nove anni fu rapita e venduta come schiava.
Fu riscattata dal console italiano a Khartum, Callisto Legnani che la offrì all'amico veneziano Augusto Michieli.
Questi la lasciò libera e nel 1890 ricevette il battesimo e la cresima dal patrarca di Venezia.
Il 7 dicembre 1893 chiese di entrare come novizia tra le figlie di S. Maddalena di Canossa e nel 1896 fece la sua professione religiosa.
Nel 1902 entro in convento a Schio (Vicenza), dove prestò servizio prima come cuoca, poi in sacrestia e quindi come portinaia.
Ricca di dolcessa e umanità Giuseppina fu conosciuta da tutti come "Madre Moretta".
All'inizio della seconda guerra mondiale si ammalò. Morì a Schio l'8 febbraio 1947.
Il processo per la causa di canonizzazione iniziò dodici anni dopo la sua morte e il 1 dicembre 1979 la chiesa emanò il decreto sull'eroicità delle sue virtù.
Beatificata da Giovanni Paolo II nel 1992 è stata elevata agli onori degli altari il 1 ottobre 2000 dallo stesso pontefice.
La divina Provvidenza che "ha cura di fiori del campo e degli uccelli dell'aria", ha guidato questa schiava sudanese attraverso innumerevoli e indicibili sofferenze, alla libertà umana e a quella della fede, fino alla consacrazione di tutta la propria vita a Dio per l'avvento del Regno.
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