11 maggioSAN IGNAZIO DA LACONI religioso

Quando S. Francesco fondò i frati minori non pensò a una comunità di sapienti ma di uomini che predicassero il vangelo dopo averlo vissuto nella povertà più assoluta, nell'obbedienza e nell'umiltà, operando quella che i francescani chiameranno conversione del cuore alla perfezione evangelica, nella rinuncia al peccato come alla ricchezza e ad ogni proprietà terrena. Infatti, le uniche condizioni che S. Francesco poneva ai primi discepoli per essere ammessi erano lo spogliamento totale dei beni e il "servizio dei lebbrosi". "Noi vediamo tutti i giorni mendicare attorno per la città un santo vivente, il quale è un frate laico dei Cappuccini e si è acquistato con parecchi miracoli la venerazione dei suoi compatrioti", così scriveva nel 1773 il pastore protestante Giuseppe Fues, cappellano del reggimento di fanteria tedesco al servizio del re di Sardegna. Quel santo vivente era il frate cappuccino Ignazio da Laconi, che i cagliaritani chiamavano "padre santo". Parafrasando una felice frase manzoniana, quell'umile questuante era come il mare che riceveva l'acqua da tutte le parti per distribuirla poi, mediante la pioggia, a tutta la terra. Francesco Ignazio Vincenzo Peis, secondo di nove fratelli, nacque a Làconi, in Sardegna, il 17 novembre 1701. 1 genitori, poveri di beni materiali, ma ricchi di virtù umane e cristiane, lo allevarono nell'osservanza dei precetti cristiani. Fin da giovanissimo Ignazio praticava severe mortificazioni. A vent'anni, dopo essere scampato a due pericoli di morte, assolvendo a un voto, si recò a Cagliari per entrare tra i cappuccini del convento di Buoncammino. La sua accettazione non fu immediata, a motivo della sua gracile costituzione. Il 10 novembre 1721 indossava il saio francescano. Dopo il noviziato peregrinò per quindici anni in diversi conventi, poi fu richiamato definitivamente nel convento di Cagliari dove ebbe l'incarico della questua, che egli svolse con animo davvero francescano: esempio vivente di povertà, ma anche di assoluta disponibilità ai poveri, ai bisognosi di ogni genere, ai "lebbrosi" dello spirito più che del corpo, cioè ai peccatori, molti dei quali egli ricondusse sul retto sentiero. Divenuto cieco due anni prima della morte, che lo colse l'11 maggio 1781, continuò a osservare scrupolosamente la vita comune con tutte le regole del convento. Dotato di straordinari carismi in vita, dopo la morte la sua fama di taumaturgo si diffuse sempre più al ripetersi dei miracoli che avvenivano per sua intercessione. Beatificato da Pio XII nel 1940, venne canonizzato dallo stesso pontefice il 21 ottobre 1951.

[ Testo di La Lode. ]


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