| 5 aprile | SAN IRENE |
martire |
Morta martirizzata il 5 Aprile del 304, dopo il martirio delle sue sorelle, santa Agape e santa Chiona (che viene descritto il 3 Aprile).
Il fatto narrato negli atti dei martiri, si svolge a Tessalonica, odierna Salonicco, capoluogo della Macedonia. Siamo nei primi anni delle persecuzioni
dei cristiani sotto Diocleziano. Le tre sorelle (Irene, Chiona e Agape), sono molto giovani. Insieme a loro altri martiri, di cui però non è
raccontata la fine. Elemento della condanna è il possesso delle Sacre Scritture, che le tre ragazze avevano e la cui proprietà era stata vietata
da un editto. Dal racconto si evince che le fanciulle provenissero da una famiglia pagana. Probabilmente la loro conversione era recente e stavano
studiando le Scritture dopo aver lasciato ogni ricchezza ("quelle tre donne... lasciarono la patria, i parenti e ogni ricchezza").
La storia è basata su una versione amplificata delle vere memorie.
Nel 303, l'imperatore Diocleziano aveva emanato un decreto che rendeva una offesa punibile con la morte, il possesso di ogni parte di scritti
cristiani. Irene e le sue sorelle, che possedevano e nascondevano diversi volumi proibiti delle Sacre Scritture, si erano nascoste su un monte, dove
vivevano in preghiera; trovate ed arrestate, vennero condotte dal governatore. Ecco come gli atti dei martiri descrivono le tre ragazze: ". Una
di loro tre, che possedeva la perfezione del precetto, poiché amava Iddio con tutta la sua anima e il prossimo come se stessa...si chiamava Agape,
perché con questo nome i greci indicano l'amore. Un'altra, che conservava puro e splendido il nitore della veste battesimale ricevette il nome della
neve, poiché si chiamava Chione (in greco: neve). La terza aveva in sé il dono del Salvatore...cioè la pace.era chiamata da tutti Irene, parola che in
greco significa pace.".
Le due sorelle di Irene vengono condannate, dal governatore Dulcezio, dopo che avevano rifiutato di consumare cibo offerto a dei pagani: "Ordino che
Agape e Chione, che trascinate da malvagio sentimento e pensiero contrario, hanno agito contro il divino editto dei sovrani.e anche ora praticano la
religione dei cristiani, temeraria, vana ed esecrabile per tutti i pii, siano arse al rogo".
Intanto, la loro casa veniva cercata e i volumi proibiti scoperti. Irene nuovamente interrogata, e racconta che quando il decreto dell'imperatore
contro i cristiani era stato emanato, lei e le altre erano fuggite sulle montagne. Evitava di implicare coloro che le avevano aiutate, e dichiarava
che nessuno se non loro stesse, sapeva che possedevano i libri:
"Consideriamo i nostri parenti peggiori dei nostri nemici, per paura che ci denuncino. Perciò non li abbiamo fatti vedere a nessuno". Dulcezio cerca di
convincerla ad abiurare, ma lei rifiuta; allora gli domanda, forse vedendola così giovane: "Chi mai ti ha esortato a conservare fino ad oggi codeste
pergamene e Scritture?". E Irene: "Quel Dio onnipotente che ci ha comandato di amarlo fino alla morte".
Dulcezio decide per Irene, condannata per il possesso delle Sacre Scritture, una pena più "lenta" di quella inflitta alle sorelle: ".Non voglio però che
esca da questa vita rapidamente, al pari loro, ma comando che.tu sia messa nuda nel lupanare, dove mangerai ogni giorno solo pane.". Irene viene
mandata in un bordello per soldati, dove venne spogliata ed incatenata, ma miracolosamente ".neppure uno osò avvicinarsi o fare e dire cose
sconvenienti contro di lei". Dulcezio, allora, la richiama e chiede: "Persisti ancora nella stessa temerarietà? - e Irene: - Non è affatto
temerarietà, ma è pietà verso Dio quella in cui persisto". Così, dopo aver rifiutato l'ultima possibilità di conformarsi, viene condannata a morte:
"Poiché Irene non ha voluto ubbidire all'ordine dei sovrani e si è rifiutata d'immolare agli idoli, anzi rimane ancora tacitamente fedele alla setta dei
cristiani, per questo motivo ordino che sia arsa viva, come lo sono state le sue due sorelle".
Due giorni dopo le sorelle, Irene è condotta nello stesso luogo del loro martirio. Acceso un rogo le ordinano di salirvi; Irene muore, inchiodata su
di un palo (secondo altri viene uccisa con un colpo di freccia in gola) " cantando salmi e magnificando la gloria di Dio.". I libri, inclusa la
Sacra Scrittura, vennero pubblicamente bruciati.
Nell'arte questo trio, molto venerato a Salonicco, viene rappresentato, generalmente, come tre fanciulle che portano della pece.
| [ Testo di "Gruppo santi di via Pienza" ] |
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