| SAN MICHELE IL SINCELLO | monaco |
Di discendenza persiana, Michele nacque a Gerusalemme nel 761. Sua madre Anna, andò, tre anni dopo, a presentare il bambino al patriarca della santa città che era Teodoro I.
Il patriarca conferì la tonsura al piccolo Michele e lo mise nel numero dei rettori della basilica della Risurrezione.
Seguendo le direttive di Teodoro, i genitori fecero compiere al loro figlio ottimi studi, compreso quello dell’astronomia. Michele progredì anche nelle virtù.
Più tardi, egli stesso diede la tonsura monastica alla propria madre e a due zie. Dopo aver dato la maggior parte dei suoi beni a quel monastero e distribuito il resto a poveri, si recò alla "Grande Laura" cioè al famoso monastero di S. Saba nelle vicinanze di Gerusalemme.
Accettato dall’egumeno a far parte della comunità sabaita vi trascorse per diciotto anni una vita di estrema austerità.
Gloriosi e tragici avvenimenti illustrarono a quel tempo il martirologio di S. Saba: il sacrificio dei monaci Bacco e Cristoforo decapiti dagli arabi e il martirio di venti monaci bruciati e massacrati dai beduini.
Michele scampò alla strage, ma anche i superstiti meritano il titolo di confessori. Due anni dopo ottenne il permesso di dedicarsi, in una cella isolata presso una grotta, alla vita esicastica.
Gli furono affidati due postulanti, i giovani Teodoro e Teofane, i futuri fratelli Gratti, a quali diede "l’abito angelico" nonché l’istruzione e l’informazione monastica.
Ormai cinquantenne, nel 811, venne nominato dal patriarca Tommaso, "sincello" patriarcale (onde il suo nome), cioè segretario privato e vicario generale.
Tommaso trasferì Michele e i suoi discepoli nel monastero Anastasis, assegnando loro come residenza il vicino monastero accanto all’ episcopio. Michele potè attuare un vecchio sogno: venerare le reliquie dei principi degli Apostoli.
I quattro ambasciatori palestinesi alloggiarono nel monastero di Chora, consueta residenza a Constantinopoli dei monaci geresolimitani. Per aver rifiutato di sottoscrivere i decreti imperiali contro le immagini sacre, dopo una tremenda flagellazione furono rinchiusi nel carcere Phialè.
Sottoposti ad un nuovo interrogatorio, rimasero inflessibili nella loro fede. Allora furono separati: mentre i fratelli erano esiliati Michele e un altro monaco Giobbe furono rimandati nella loro prigione.
Scarcerato all’avvento di Michele II, il Balbuziente, Michele venne confinato in Bitinia nel monastero di Parusiade, vicino a Brussa donde svolse per corispondenza un’intensa propaganda iconofira.
Nel quinto anno del regno di Teofiro fu nuovamente arrestato, condotto nella capitale e gettato nel carcere pretorio dove rimase due anni. Per lettera confortò i suoi discepoli e fu in frequente contatto con S. Metodio. Dopo la morte del’imperatore ritornò al monastero di Chora.
L’imperatrice Teodora l’avrebbe voluto come patriarca, ma Michele rifiutò lasciando il posto libero a Metodio. Durante l’Avvento dell’845 gli fu rivelata da un angelo la prossima morte.
Messosi a letto, morì il 4 Gennaio 846. Egli aveva ottantacinque anni. Per la sua sepoltura aveva scelto un luogo vicino alle tombe di S. Germano.
[ Testo di Giovanni Meccariello ]
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