Nel sito troverete i riferimenti tratti dall'opera di Giovanni Sicari «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» edita nel 1998 nella collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma, la cui pubblicazione è stata autorizzata dall'autore.
Proponiamo qui la premessa all'opera dello stesso autore:

Premessa

Il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini". Le reliquie sono i resti mortali dei santi canonizzati o dei beati venerati o anche gli oggetti a loro collegati come: strumenti di martirio, vesti, utensili che sono tanto più preziosi quanto più stati a contatto con il vivente. Tra le reliquie corporali si distinguono le Insigni così definite dal Codex Juris Canonici: il corpo, la testa, un braccio, un avambraccio, la lingua, una mano, una gamba o la parte del corpo che fu martirizzata, purché sia intera e non piccola.
Nei primi secoli la Chiesa romana fu contraria alla traslazione e alla manomissione dei corpi dei santi che venerava in basiliche costruite sulle loro tombe. Alle continue richieste di chi desiderava possedere dei resti sacri, rispondeva donando reliquie ex contactu, cioè pezzi di stoffa messi a contatto con le tombe venerate o con oli che ardevano nei santuari. Le basiliche cimiteriali, divenute insicure per le incursioni barbariche, depredate d'alcuni corpi santi da Astolfo re dei Longobardi per la città di Pavia, vennero abbandonate e le salme traslate nelle chiese della capitale. Nel collocare i resti dei santi nelle nuove tombe, a volte, si separava la testa o altre parti dal corpo per venerarli in diversi luoghi, tra questi il più famoso fu, dai tempi di S. Leone III (795-817), la cappella di S. Lorenzo nel patriarchio del Laterano. Dopo centinaia d'anni d'oblio solo nel XVI secolo, grazie anche all'interesse suscitato da S. Filippo Neri, negli antichi cimiteri cristiani vennero riprese le ricerche di reliquie. Si riesumarono "corpi santi", "martiri inventi" che venivano trasferiti nelle chiese della città. Il ritrovamento nei loculi di semplici balsamari o d'epitaffi recanti simboli di fede erano sufficienti, per la metodica dell'epoca, come prova dell'avvenuto martirio. Grazie a Pio XI che istituì, nel 1925, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana oggi si ha il massimo rigore scientifico e storico nel riconoscere i martiri dai semplici cristiani sepolti negli antichi cimiteri.
Le reliquie custodite nelle chiese di Roma costituiscono un'altra incommensurabile ricchezza della nostra città che, nonostante le varie vicissitudini storiche, ha saputo salvaguardare. Il presente scritto non vuole solamente riscoprire e catalogare questa eredità, ma ambirebbe raggiungere lo scopo di liberarla da quella sorta di "velatura" della sua memoria, formatasi in epoca recente, che tende a negarla per mancanza di documentazione comprovante l'effettiva presenza di reliquie in quel particolare luogo sacro.


Per questa ricerca mi sono principalmente avvalso di tre opere:


Ho creduto opportuno riportare anche quei Santi, citati dal Martirologio Romano alla voce Roma, dei quali si riteneva possedere delle reliquie insigni. A tale scopo mi sono avvalso di due opere scevre da tutte le leggende che precedevano la loro pubblicazione: Carlo Bartolomeo Piazza, Emerologio di Roma, Bernabò 1713 e G.M. Mazzolari, Diario Sacro, con la revisione di G. Marini Fuertez, 1819-20. Ogni voce, oltre quanto è singolarmente riportato dalle note, è stata integrata dalle schede della Bibliotheca Sanctorum. Opera compilata, per quanto concerne la maggior parte dei Santi citati in questo lavoro, da Agostino Amore. In corsivo si è riportato, per supplire alle biografie, il testo del Martirologio Romano edito dalla Libreria Vaticana nel 1964.
Desidero, in chiusura di questa breve premessa, ringraziare sentitamente monsignor Sandro Corradini Promotore Generale della Fede Congregazione delle Cause dei Santi e i Parroci, i Religiosi, le Religiose per avermi favorito nelle ricerche.

Giovanni Sicari


Ringraziamo Giovanni Sicari per l'autorizzazione alla pubblicazione delle varie parti del suo lavoro nel nostro sito, che viene così arricchito da un contributo qualificato.


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