| | SAN SILVESTRO GUIZZOLINI |
abate |
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Silvestro, della nobile famiglia Guzzolini, nacque nel 1177, ad Osimo (AN), da Gislerio, giureconsulto, e da Bianca
Ghisleri di Jesi. La famiglia era di simpatie ghibelline, favorevoli allImperatore del Sacro Romano Impero.
Nel 1197 a circa ventanni Silvestro parte per Bologna, inviatovi dal padre per apprendere il diritto e diventare avvocato.
Studia giurisprudenza e vi riesce bene, ma dentro sente il vuoto, perché le leggi umane,
dichiara il suo primo biografo, il Venerabile Andrea, non lo accendono per le cose di
Dio. Passa allUniversità di Padova per lo studio della teologia: non seguiva
i vizi delletà giovanile e non si lasciava andare a discorsi vani, pericolosi o
disonesti
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Nel 1208 torna ad Osimo con la
Laurea in Teologia piuttosto che in Diritto: il padre monta su tutte le furie e non gli
perdona la scelta arbitraria; lira del genitore non si placa e gli rifiuta lo sguardo e
la parola sperando di vederlo "rinsavire". Silvestro resiste per diversi anni, e
di questo suo stato viene informato il Vescovo di Osimo.
Nel 1217 viene ordinato Sacerdote
dal Vescovo di Osimo e gli viene conferito il beneficio canonico della Cattedrale. Fu nei
primi anni del suo sacerdozio, che forte degli studi fatti a Bologna, difese virilmente
i diritti della sua Cattedrale, lesi dai signorotti locali.
A cinquantanni, nel 1227, meditando sulla vanità delle ambizioni umane presso la tomba di un illustre parente,
deceduto pocanzi, già in preda alla decomposizione del sepolcro, riflette: Io
sono quello che lui era: quello che lui è io lo sarò. Gli ritorna in mente il detto
evangelico: Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua. Decide così di ritirarsi dal mondo, desideroso di piacere soltanto a Dio. Il
comportamento del suo Vescovo, più militaresco che pastorale, lo confermò nel suo
proposito.
Si rifugia in una grotta dellappennino marchigiano, chiamata Grotta Fucile, già
covo di briganti, non lontano dalle famose grotte di Frasassi nel comune di Genga.
Qui, attesta il Biografo, Silvestro: si dedicava intensamente ai digiuni e alla
preghiera, progredendo ogni giorno nella virtù.
Due legati pontifici, i domenicani Fra Riccardo e Fra Bonaparte, in visita al clero delle Marche nel 1228, incontrano il
penitente Silvestro e, riscontrandone la forte spiritualità, lo consigliano di
cercarsi un compagno per non rimanere solo nelleremo. Glielo mandano loro
stessi: è Filippo, il primo discepolo.
Silvestro opta per la Regola di S. Benedetto, come guida per il suo monachesimo e riceve
labito dellAbate di un monastero vicino, tal Pietro Magone.
Affluiscono altri discepoli, desiderosi di mettersi alla sua scuola di perfezione
cristiana. La grotta divenne troppo angusta, il luogo troppo arido per sostentare i
Monaci.
Dopo estesa ricerca di un posto solitario più accogliente, Silvestro approda sul Montefano, vicino Fabriano. Qui
lo raggiunge, proveniente da Paterno, località poco distante, il giovane Giovanni,
anchegli reduce dagli studi interrotti a Bologna; verrà soprannominato dal
bastone per lappoggio da lui usato a sostegno della zoppia contratta in quella
città. Fu il ritratto della santità del Padre Silvestro. Il suo corpo riposa nella
chiesa di San Benedetto in Fabriano, meta di pellegrinaggi.
Nel 1231 fonda il Monastero di Montefano
conglobante Fonte Vebrici che sorgeva in un avvallamento del monte (m.850).
Nel corso di questa costruzione avvennero i miracoli della trave allungata e del masso
inamovibile reso leggero e trasportabile. Silvestro era chiamato spessissimo dai
canonici di San Venanzo (Fabriano) a proporre al popolo la Parola di Dio. Era
egregio predicatore e dottore.
Tra il 1231 e il 1248 fondò monasteri, caratterizzati tutti da povertà, solitudine, lectio divina e
predicazione al popolo.
Il 27 giugno 1248 Papa Innocenzo IV concede il Privilegio di Conferma, è la risposta a critici
malevoli che lavevano accusato di aver istituito un nuovo ordine ed abito
contravvenendo a quanto disposto dal Concilio Lateranense IV (1215). La Bolla Pontificia
menziona 4 monasteri: Montefano, Grotta Fucile, S. Marco di Ripalta e S. Bonfilio di
Cingoli dove scrisse la vita del santo omonimo, monaco e Vescovo di Foligno, vissuto tra
lXI e il XII secolo: ivi sono contenuti gli ideali monastici del nostro Santo.
Gli anni tra il 1248 e il 1267 sono quelli dell'espansione e della fioritura di santità: Silvestro fonda 12
monasteri con 119 monaci che egli radunò per il Servizio Divino, non desiderando le
relazioni con i secolari, ma scegliendo piuttosto luoghi solitari e disabitati
.
Il Santo Uomo riferisce il biografo aveva disposto il monastero
come un giardino in una terra solitaria ed inaccessibile. Vedendovi riprodotti i fiori dei
novizi, piantati gli alberi dei proficienti e ben fondate le piantagioni dei perfetti,
godeva dellabbondanza dei frutti delle virtù e simmergeva nella
contemplazione della divinità
i vecchi dimenticando letà, partecipavano agli
uffici notturni con giovanile prontezza. I giovani, tenendo a
freno lesuberanza giovanile, prendevano parte al culto divino con senile serietà.
A ben 12 discepoli viene riconosciuto il titolo di Beato, tra questi, il
Beato Giovanni dal Bastone e il Beato Ugo degli Atti, di Serra S. Quirico (AN).
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Il 26 Novembre 1267 termina
loperosa esistenza di San Silvestro, dotato di spirito profetico ed operatore di
prodigi, pronto ormai per la Patria Beata. Si contano ben 17 miracoli operati durante la
sua vita e 10 dopo la sua morte.
Fu adorno di singolarissimo privilegio, unico nellagiografia cristiana: la Comunione
ricevuta per le mani Venerande della Vergine Santissima: O figlio Silvestro, vuoi
ricevere il Corpo di mio Figlio, il Signore Gesù Cristo, che vergine ho concepito,
vergine ho dato alla luce e sempre vergine rimasi anche dopo il mirabile parto?
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| [ Testo e immagini tratti dal sito dei Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero San Vincenzo M. ] |
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