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L'arcivescovo Valerio resse la diocesi di Ravenna tra il 788 e l'810 e fu un pastore zelante.
Si prodigò per mantenere il decoro delle chiese romagnole e per la salvaguardia dell'ortodossia contro l'eresia ariana.
Morì il 15 marzo dell'810. Il 9 maggio 1222 l'arcivescovo Simeone ne trasferì le reliquie in cattedrale, concedendo una speciale indulgenza alla basilica di S. Apollinare in Classe "per riverenza verso il beato Valerio".
Su di lui furono gettate ombre a causa di una lettera scritta da papa Leone III a Carlomagno, lettera che non deporrebbe a favore della sua santità.
nella lettera si racconta di due conti palatini ospiti della curia ravennate nel giorno delle Palme dell'808 (8 aprile), che durante il pranzo ascoltarono parole "che per noi è un obbrobrio riferirvi per lettera".
In realtà si sospetta che le critiche hanno una giustificazione politica per compiacere all'imperatore.
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