| 18 maggio | SAN VENANZIO DI CAMERINO | martire |
Venanzio giovane di quindici anni, appartenente ad una nobile famiglia di Camerino, fattosi cristiano, lasciò le comodità della casa in cui era nato e andò a vivere presso il prete Porfirio.
Per questo motivo venne ricercato dalle autorità pagane della città e minacciato di tormenti e di morte se non fosse ritornato al culto degli dei, in esecuzione degli editti imperiali.
Al suo rifiuto viene sottoposto a flagellazioni, pene di fumo, fuoco ed eculeo uscendone sempre incolume. Questo porterà alla conversione fra i pagani che assistettero e tra gli stessi persecutori.
Viene allora imprigionato e tormentato con i carboni accesi sul capo, gli vengono spezzati i denti e la mandibola e gettato in un letamaio.
Venanzio però si mantiene saldo nella fede e allora viene presa la decisione di darlo in pasto ai leoni affamati, ma questi gli si accucciano inoffensivi ai suoi piedi.
Rimane allora in carcere dove ammalati di ogni genere gli fanno visita ed egli ridona a loro la salute del corpo e dell’anima, convertendoli al cristianesimo.
Il prefetto della città lo fa allora gettare dalle mura, ma ancora una volta viene ritrovato incolume mentre canta le lodi a Dio.
Legato e trascinato attraverso le sterpaglie della campagna fa sgorgare una sorgente da una pietra per dissetare i soldati, operando così altre conversioni.
Il 18 maggio del 251 sotto l’imperatore Decio, o secondo altre fonti nel 253 sotto l’imperatore Valeriano, viene decapitato insieme ad altri dieci cristiani, ponendo così fine al suo martirio.
La sua ‘passio’ è riportata negli ‘Acta SS.’ già nel secolo XI ed è stata integrata nei secoli successivi, inserendo anche una fuga di Venanzio da Camerino, per sottrarsi ai persecutori attraverso la Valnerina a Rieti e di lì a Raiano (L’Aquila), dove gli è dedicata una chiesa.
Il martire venne sepolto fuori della Porta Orientale sul declivio Est del colle a 500 metri dalle mura, sul quale nel V secolo venne edificata una basilica, più volte riedificata e tuttora sede dell’’Arca del santo’.
Il nome e il culto del salto sono legati a Camerino: è presnete nelle formule d’invocazione e nelle litanie dei santi dei vescovi camerinesi del 1235 e 1242, nei libri liturgici locali dei secoli XIV e XV, sui sigilli e sulle monete coniate.
Una chiesa fu eretta presso la sorgente che sgorgò miracolosamente, a cui sono collegate due vasche, nelle quali venivano immersi lebbrosi e ulcerosi per impetrare la guarigione.
Con la Signoria dei Da Varano, fin dalla fine del ‘200, San Venanzio subentrò come protettore della città di Camerino al santo vescovo Ansovino (morto nel 868).
Nel 1259 durante la distruzione e il saccheggio di Camerino da parte delle truppe di Manfredi, le reliquie di san Venanzio furono asportate e depositate nel Castel dell’Ovo a Napoli; furono restituite alla devozione della città nel 1269 per ordine del papa Clemente IV.
Solenni manifestazioni religiose con aspetti folkloristici si svolgevano il 18 maggio a Camerino sin dal 1200 coinvolgendo tutta la città con un palio particolare, sfilata delle autorità e delle corporazioni, giostra della Quintana e altre corse, fiere, falò, processioni con la statua d’argento.
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