| 5 settembre | SAN VITTORINIO DI AMITERNO | martire |
Vittorino di Amiterno, santo, martire, fu sepolto e venerato sulla via Salaria, ad Amiterno (oggi S. Vittorino), in una cripta del IV secolo fino alla costruzione ad corpus di una chiesa in suo onore. Le reliquie furono portate nel X secolo nel monastero di S. Vincenzo a Metz, mentre quelle insigni nel XVIII secolo si pensava fossero a S. Pietro in Vaticano.
M.R.: 5 settembre - A Roma, nel suburbio, il beato Vittorino, Vescovo e Martire, il quale, anche per santità e per miracoli, fu fatto Vescovo della città di Amiterno per elezione di tutto il popolo. Poi, sotto Nerva Traiano, relegato con altri servi di Dio a Contigliano, dove scaturiscono acque puzzolenti e sulfuree, dal Giudice Aureliano fu fatto impiccare col capo all’ingiù; ed avendo ciò sopportato tre giorni per il nome di Cristo, in fine, gloriosamente coronato, vittorioso passò al Signore. Il suo corpo fu preso dai Cristiani, ed onorevolmente sepolto ad Amiterno, nell'Abruzzo.
[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]
San Vittorino fu martirizzato alle terme di Cotilia, sulla Salaria, nell'odierna provincia di Rieti.
La pianura che si estende vicino alle terme di Cotilia infatti si chiama piana di San Vittorino.
Amiterno (patria di Sallustio) invece era una delle più importanti città della Sabina, oggi i resti di questo centro si trovano nel territorio della provincia dell'Aquila.
Le sorgenti di Cotilia erano ben conosciute nell'antichità, la loro fama si perpetuò ancora nell'alto medioevo. Un ignoto cronista infatti vi ambientò proprio il martirio di San Vittorino, che, secondo la leggenda, fu sospeso a testa in giù su un laghetto di acqua sulfurea.
Vittorino morì dopo tre giorni, avvelenato dall'acido solfidrico, un gas dal caratteristico odore di uova marce, che emanava dalle acque. Il suo corpo fu poi trafugato, trasportato e seppellito ad Amiterno, dove fu fondata una chiesa a lui dedicata, che divenne nel tempo notevolmente famosa e sede della chiesa cattedrale amiterniana.
Il luogo del martirio di San Vittorino era ricordato da una piccola chiesa già nota nell'alto medioevo ed apparteneva a Farfa. Il santuario non era particolarmente imponente, così che nel 1606 fu deciso di costruire al suo posto una chiesa caratterizzata da maggior monumentalità dedicata alla Madonna. La comunità di Cittaducale diede l'incarico della progettazione e dell'esecuzione dei lavori al maestro Antonio Trionfo, originario di Domodossola. La fabbrica fu terminata intorno al 1613, come ricorda l'iscrizione posta sull'architrave della porta principale, ma il suo destino era già segnato dal momento che l'edificio era stato costruito su di una zona acquitrinosa, peraltro soggetta anche a forti fenomeni carsici. Il lento sprofondamento della chiesa ha subito di recente una brusca accelerazione. San Vittorino di Amiterno è ricordato nel Martirologio Geronimiano il 24 luglio con un latercolo alquanto confuso nei diversi codici, ma la cui ricostruzione è molto facile; da esso apprendiamo che il martire era sepolto e venerato sulla via Salaria ad ottantatre miglia da Roma nella città di Amiterno. Nella leggendaria passio dei santi Nereo e Achilleo Vittorino è associato ai martiri Marone ed Eutiche, sarebbe morto "apud eum locum qui Cotilias appellatur", ma sarebbe stato sepolto ad Amiterno. Il Martirologio Romano invece lo commemora erroneamente il 5 settembre; ma questa data e la notizia relativa sono arbitrarie, confuse e nate sotto l'influenza della letteratura agiografica, passata nei martirologi storici e specialmente in quello di Adone. Il Martirologio Romano così riporta: "A Roma, nel suburbio, il beato Vittorino, Vescovo e Martire, il quale, anche per santità e per miracoli, fu fatto Vescovo della città di Amiterno per elezione di tutto il popolo. Poi, sotto Nerva Traiano, relegato con altri servi di Dio a Contigliano, dove scaturiscono acque puzzolenti e sulfuree, dal Giudice Aureliano fu fatto impiccare col capo all'ingiù; ed avendo ciò sopportato tre giorni per il nome di Cristo, in fine, gloriosamente coronato, vittorioso passò al Signore. Il suo corpo fu preso dai Cristiani, ed onorevolmente sepolto ad Amiterno, nell'Abruzzo".
Nel secolo X le sue reliquie furono portate anche a Metz e deposte nella chiesa del monastero di San Vincenzo.
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